Recensioni
| No. | Title | Length |
|---|---|---|
| 1. | “Beach Sluts” | 3:11 |
| 2. | “Back to the Grave” | 2:13 |
| 3. | “This One’s Different” | 2:33 |
| 4. | “America” | 2:58 |
| 5. | “Too Much Bood” | 4:09 |
| 6 | “Wailing (Making Out)” | 2:00 |
| 7. | “Pythagorean Fearem” | 2:27 |
| 8. | “Told You Once” | 2:53 |
| 9. | “Back Of Your Neck” | 3:41 |
| 10. | “Free Drunk” | 3:28 |
| 11. | “Black Lagoon” | 2:29 |
Non posso dire che gli Howler non siano bravi, per carità, però non mi sembra nemmeno che ci sia molta innovazione in questo disco, America Give Up. Undici brani per una mezz’ora di musica, di più in effetti sarebbe stato troppo. Classico disco perfetto per riempire quei momenti vuoti tra un ascolto più importante e l’altro. Forse lo vedrei anche bene per svegliarsi al mattino e fare una colazione un po’ movimentata e rock and roll. Tra le varie tracce non c’è nemmeno molta differenza e non riesco nemmeno a trovarne una che spicchi per qualche particolarità. Forse quella che salverei più di altre è Told You Once. Quando poi vado a leggere che hanno aperto dei concerti per i Vaccines capisco molte più cose, peccato che il gruppo inglese avesse dalla sua qualche nota in più di grinta, non troppa, per carità, ma quelle che bastano. Insomma se siete in macchina e state litigando con la fidanzata su quanto sia bello e rischioso guidare con un disco dei Sigur Ros di notte perchè poi rischiate di non fare attenzione alla strada, allora gli Howler fanno al caso vostro.
TRACK LISTING:
1. The Land Of Nod 2. Through The Screen 3. Before The Calm 4. Lynn’s Theme 5. Alice Enters 6. The Wait 7. A Family Stroll 8. Poland 9. Out To Sea 10. Autumn Day 11. Everything Must Change
La prima colonna sonora per un film di Hollywood ad opera del giovanissimo compositore islandese Ólafur Arnalds. Another Happy Day è il film di Sam Levinson (esordio alla regia, nel cast della pellicola Demi Moore e Ellen Barkin). Il disco, rispetto agli altri dello stesso autore, non spicca nella discografia: il legame alle immagini è troppo forte e svilisce leggermente l’ottima prova di musicatore dell’islandese.
Ma resta il marchio di fabbrica Arnalds nei toni, nei suoni che si spruzzano leggeri nell’aria, che fa sì che il suono sia volatile e al tempo stesso musicalmente determinato, quasi tragico. Il toni di piano, con le le corde che toccano composizioni complesse, ma non ingombranti, tranquille. Sembra come se completamente senza alcun sforzo le composizioni escano dalle dita e dalla mente di Arnalds, che forgia melodie di rara bellezza, ognuna delle quali contiene alcuni colpi d’umore, uno stato d’animo che ricorda i sentimenti. Questo c’è, nella colonna sonora, ma sinceramente Olafur crea già sinestesie da solo, e quindi l’essersi asservito stavolta alle immagini può incatenarlo leggermente.
Alexandre Desplat
WEB: WWW.OLAFURARNALDS.COM - WWW.ERASEDTAPES.COM
Domenica 1 Aprile, Parma, Auditorium Paganini
Lunedì 2 Aprile, Ravenna, Teatro Rasi
| No. | Title | Length |
|---|---|---|
| 1. | “Rolling – Kiss the Universe” | 2:18 |
| 2. | “You Wish You Were Red” | 3:53 |
| 3. | “Dies in 55″ | 2:51 |
| 4. | “Engelhardt’s Arizona” | 4:02 |
| 5. | “Los Angered” | 2:48 |
| 6 | “Starlatine” | 2:53 |
| 7. | “Candy Girl” | 4:02 |
| 8. | “Strangling Good Guys” | 3:46 |
| 9. | “Black Circle” | 3:07 |
| 10. | “Turkish Heights” | 4:02 |
I Trailer Trash Tracys sono una cosa ben strana. A tratti mi sembra di aver già sentito la musica che fanno e a tratti mi sembra tutto nuovo. La prima traccia, Rolling – Kiss the Universe, è sicuramente che un pezzo che spiazza, un misto tra un intro di due minuti e qualcosa che deve ancora essere sviluppato, forse è solo un lungo preludio alle altre tracce. You Wish You Were Red è il loro singolo che qualche anno, sì bisogna tornare ben indietro, aveva un po’ spopolato, per poi sparire nel nulla. Invece è una canzone carina, fatta bene, precisa, mi ricorda molto l’album Psychocandy dei Jesus and Mary Chain, l’avrei vista perfettamente nella colonna sonora di Lost in Traslation. La somiglianza con il disco del 1985 continua a seguirmi per tutto l’ascolto, però i Trailer Trash Tracys si sente che, anche se raccolgono per bene le loro influenze, fanno della loro musica qualcosa di diverso. Come in Dies in 55, Engelhardt’sArizona, dove le canzoni a cui siamo più abituati sembrano disturbate da qualcosa, da suoni in più che subito sembrano non essere essenziali, anzi quasi superflui, per poi accorgersi che invece sono quello che fa diventare bello questo disco. Ci sono poi quelle tracce (Los Angered e StranglingGood Guys) in cui non ci sono suoni particolari a fare la differenza, ma è solo la voce da altro mondo della cantante. Starlatine, Black Circle e Turkish Heights continuano sulla linea “avanguardistica” del resto del disco senza dare molto di più e Candy Girl, altro singolo uscito con You Wish You Were Red nel 2009, dà l’ultima nota che riesce un po’ ad aggiustare la stranezza del disco.
Il terzo album solitamente è quello più complicato, quello che in un certo senso determina e segna la maturità di una band.
I Cloud Nothings certamente non sono da considerare come quella tipologia di band sopra citate e, staccandosi nettamente dalle sonorità tipicamente americane del Noise e Lo-Fi degli album precedenti, hanno deciso di affrontare un nuovo percorso dedicandosi a ben altro genere con il nuovissimo album “Attack On Memory” uscito lo scorso 24 gennaio per la Carpark Records.
Con questo nuovo lavoro, costituito da otto tracce energiche e costanti, i quattro di Cleveland si dedicano a sonorità più incisive che vagano tra punk, indie rock e post-hardcore degli ’80 e ’90, cercando di conquistare un’altra tipologia di pubblico.
L’album scorre via velocemente dedicando una maggiore attenzione sia alla voce, roca quanto basta, che alla parte strumentale: le profonde linee di basso e l’intensità delle chitarre sono notevolmente influenzate da grandi band come Fugazi, Hüsker Dü, ovviamente Pavement e qualcosa di più “leggero” che ricorda i Weezer.
“Attack on Memory” è un album più deciso, veloce e energico dei precedenti: un lavoro variopinto, dotato di ottimi arrangiamenti e a tratti piuttosto contrastante, grazie al continuo alternarsi tra tracce più cupe e personali e altre più vivaci e sfavillanti.
Un lavoro che segna l’inizio, o quasi, di un nuovo viaggio intrapreso dalla band pronta a catturare e coinvolgere un pubblico molto più vasto.
Tracklist:
1.”No Future/No Past”
2.”Wasted Days”
3.”Fall In”
4.”Stay Useless”
5.”Separation”
6.”No Sentiment”
7.”Our Plans”
8.”Cut You”
| No. | Title | Length |
|---|---|---|
| 1. | “The Lion’s Roar” | 5:07 |
| 2. | “Emmylou” | 4:18 |
| 3. | “In The Hearts Of Men” | 4:14 |
| 4. | “Blue” | 3:12 |
| 5. | “This Old Routine” | 4:24 |
| 6 | “To a Poet” | 5:44 |
| 7. | “I Found a Way” | 4:13 |
| 8. | “Dance to Another Tune” | 4:51 |
| 9. | “New Year’s Eve” | 3:07 |
| 10. | “King of the World” | 3:39 |
Trovo difficile non amare un duo folk svedese femminile. Insomma, è difficile. Trovo anche che la copertina scelta per questo disco sia perfetta per le canzoni, non riesco a immaginare nulla di diverso. Canzoni primaverili, ecco cosa sono. Un prato in fiore, il primo sole caldo sulla pelle un po’ scoperta e sorrisi. Così mi immagino loro due ed è anche così che vorrei fosse stato il primo ascolto di questo album, ma vedrò di rimediare e replicare in primavera con tutto lo scenario descritto sopra. The Lion’s Roar, la prima traccia che è anche il titolo dell’album, raccoglie benissimo tutto lo stile delle canzoni seguenti e d’altra parte da un gruppo folk non mi aspetto nulla di diverso, con tanto di ritornello incalzante: “And I’m a goddamn coward, but then again so are you/And the lion’s roar, the lion’s roar/Has me evading and hollering for you/And I never really knew what to do”. Le canzoni, appunto, si diversificano poco le une dalle altre, ma è quello che piace di dischi così rassicuranti che ogni tanto ci vogliono proprio. Qualche canzone più lenta ci vuole per forza, come In The Hearts of Men, To a Poet o Dance to Anothere Tune. Però il regalo più bello me lo hanno fatto con l’ultima traccia, King of the World, che a parte essere una bellissima canzone che tende all’estate, c’è Conor Oberst, che ha il mio amore più assoluto e qui la sua voce è perfetta come un di più ad una già molto bella canzone.

| No. | Title | Length |
|---|---|---|
| 1. | “Stay Gold” | 3:39 |
| 2. | “Hit The Ground (Superman)” | 4:56 |
| 3. | “Give It Up” | 4:50 |
| 4. | “The Palace” | 4:20 |
| 5. | “1313″ | 5:53 |
| 6 | “Rubbernecking” | 3:28 |
| 7. | “Jump Music” | 4:38 |
| 8. | “Lose Your Mind” | 4:09 |
| 9. | “Future This” | 3:57 |
| 10. | “77″ | 4:44 |
Ecco il secondo disco dei inglese Big Pink. Io l’ho atteso molto visto che il primo disco l’avevo adorato e loro dal vivo mi son piaciuti moltissimo. Ascolto la prima volta Future This e non so, ci rimango un po’ male, come se mi avessero deluso, dopo un disco ricco come il primo, A Brief History Of Love , mi aspettavo qualcosa di diverso. Se poi vado a risentirlo allora mi rattristo proprio tanto. Ma ci riprovo, mi metto in testa che non ci possono essere le stesse canzoni e riprovo. Intanto il disco parte con Stay Gold, che a un secondo ascolto non ha nulla da invidiare alle passate Dominos o Crystal Visions; bella canzone, come sanno farle i Big Pink, suoni, parole e ritornello al posto giusto. Hit The Ground (Superman) inizia un po’diversa, ma stupisce bene. La terza traccia, Give It Up, non mi convince ancora del tutto, ma forse a riascoltarla ancora migliora, come anche la seguente canzone, The Palace. 1313 è ancora un pezzo diverso dai soliti Big Pink, ma questo gli è venuto bene, devo dire, come anche Lose Your Mind. Jump Music, Future This e 77 sono belle canzoni, solo gli manca quella carica che altri pezzi riescono ad avere, gli manca quel che. Insomma, se gli avete amati con il primo disco vi dico di provare, magari con due o tre ascolti e se, invece, li ascoltate la prima volta il consiglio è di partire con Future This e poi tornare indietro, li apprezzerete molto di più.

A tre anni da Esistono Distanze, la band torinese Arsenico pubblica un nuovo album: E’ questo che siamo, un album a due anime: una legata all’attitudine punkrock che li ha visti esordire e farsi conoscere nel panorama musicale; un’altra legata ad una forma di rock all’Italiana, a volte di ottima fattura a volte privo di novità (Luci ne è un esempio). Succede che in alcune canzoni queste due anime si scontrino creando un calderone con all’interno qualcosa di non ben definito: è il caso di Tutto il resto e Inutile.
Sicuramente non è un disco facile da assimilare e non basta un ascolto per saperli apprezzare.
Strano è un pezzo… strano! E’ un pezzo diverso dagli altri, forse proprio uno di quelli che denota la maturità di questa band di trentenni. Un pezzo diverso e niente male. Un altro pezzo particolare e molto intrigante è Mani. Si sa, c’è la destra e la sinistra, diverse ma accomunate dall’essere entrambe mani, allo stesso modo in questa canzone vive una metà lenta e accattivante e una metà travolgente: sembra quasi una trappola ben affinata che prima ti tenta e poi ti incastra in un vortice impetuoso!
Il nulla è una bella canzone rock, che viene però stravolta da un finale troppo contrastante con il resto della canzone!
La rivoluzione e Punto a capo rappresentano a pieno la loro creatività più punk, quella degli esordi.
Il cantante dovrebbe evitare di usare quel cantato urlato così spesso; magari il gruppo potrebbe scegliere altre tonalità così da venirgli in contro. I pochi momenti in cui questi non “urla” le canzi prendono altra forma, a volte più intima. Il tramonto è una di queste canzoni, dove si sente la voce calda e un pò roca del cantante. Il canto gridato è una caratteristica di quell’attitudine punk del loro esordio ma, sicuramente, ne guadagnerebbero facendo fare a quest’ugola di tanto in tanto un pò più di “pausa”. Questo avviene ne Nel sogno più vero, dove la forza della voce viene dosata sapientemente e diviene una costante ben amalgamata alla musica.
Il titolo dell’album (E’ questo che siamo), forse non è molto azzeccato… la loro creatività ,che a quanto pare sembra essere diversa da quella degli esordi, forse più matura o semplicemente diversa, apprezzabile o meno, non sembra chiarire bene chi sono gli Arsenico: aspettiamo il seguito!
Casa Discografica: La Voce del Gregge
Edizioni: New Label Model
Distribuzione: La Voce del Gregge / Opificio Zero
Uscita: 14 febbraio 2012
TRACKLIST
01 – Luci
02 – Il nulla
03 – Le mie mani
04 – Strano
05 – Tramonto
06 – La rivoluzione
07 – Punto a capo
08 – Tutto il resto
09 – Nel sogno più vero
10 – Inutile







