Recensioni
Stavolta i Black Rebel Motorycle Club hanno deciso di spingere con decisione sull’accelleratore. Anticipato dal singolo omonimo “Beat The Devil’s Tattoo” potente, scanzonato, aggressivo, con la voce di Peter Hayes in gran splovero, per un rock alternativo di altissimo livello.
Beat the Devil’s Tattoo è forse l’album più cupo e distorto che il gruppo di San Francisco abbia mai fatto. Ed è una sintesi perfetta delle due anime della band: quella rock psichedelica degli esordi e quella acustica di Howl. Il nuovo album, che arriva a tre anni da Baby 81, è un viaggio nel cuore profondo della musica rock americana. Un percorso che parte con la titletrack, ipnotico stomp semiacustico, e si chiude con la lunghissima e distortissima Half State, saturata di wah e riverberi. Nel mezzo c’è tutto quello che Peter Hayes e Robert Levon Been – per la prima volta affiancati dalla nuova batterista Leah Shapiro – sanno fare. Né più né meno. Rock viscerale, quasi garage, intriso di blues e folk delle origini. Un po’ Jesus&Mary Chain un po’ Johnny Cash, per interderci. Musica sicuramente per cultori del genere, ma suonata con il cuore e la rabbia di chi questo suono lo sente nelle ossa.
L’album non ha un grosso filo conduttore, se non le stesse canzoni che lo compongono. E sono diverse quelle da ricordare ma il gruppo non sembra mai perdere la bussola. A volte la psichedelia si avvicina perfino al noise e allo shoegaze (la bellissima War Machine, uno dei pezzi migliori dell’album).
«I gave my soul to a new religion, whatever happened to our rock and roll» cantavano i Black Rebel nel loro singolo d’esordio. Era il 2001. A nove anni di distanza dimostrano che stanno onorando la promessa come meglio non potevano.
- “Beat the Devil’s Tattoo” – 3:47
- “Conscience Killer” – 3:47
- “Bad Blood” – 5:11
- “War Machine” – 3:59
- “Sweet Feeling” – 3:27
- “Evol” – 5:53
- “Mama Taught Me Better” – 4:46
- “River Styx” – 3:55
- “The Toll” – 3:38
- “Aya” – 5:39
- “Shadow’s Keeper” – 6:12
- “Long Way Down” – 4:34
- “Half-State” – 10:20
Ha fatto sicuramente meno hype di Plastic Beach ma è un disco per tratti assimilabile a quello dei Gorillaz come genialità: Mercer dei The shins con Danger Mouse come produttore hanno creato i Broken Bells. due artisti si sono riconosciuti come reciproci fan e da allora hanno iniziato a collaborare, creando una serie di pezzi che, debitamente scelti, sono confluiti del debutto omonimo di questa nuova band, Broken Bells.
“Volevamo essere nel nostro piccolo mondo, per questa cosa”, ha dichiarato Danger Mouse stesso. E un “piccolo mondo” sono riusciti a creare, in effetti. Una lunga favola a tinte pastello con Mercer alla chitarra, sporcata dalle evocative intrusioni di Burton, ora sintetiche, ora morriconiane: melodie estremamente semplici, sviluppate su tempi sostanzialmente coincidenti per tutto il disco, addirittura con lo stesso andamento. Programmatica ed esemplare è l’iniziale “The High Road”, singolo di lancio del progetto, semplice giro d’accordi che si ripete per tutto il pezzo, salvo un cambio di tonalità. Introdotta dal consueto ricamo di Burton, la canzone si sviluppa nel dialogo tra lo spaghetti-western notturno intonato da Mercer e le armonie quasi beachboysiane della fase finale.
Dieci tracce sognanti e delicate con James Mercer alla voce, chitarra e basso, mentre Brian Burton si occupa di organo, batteria e piano. Che passano dall’indie rock più classico di “October” al pop rock elettronico del singolo “The high road” (il gioiello dell’album) a “The ghost inside”, che ricorda di più i lavori con Gorillaz/Gnarls Barkley.
Track listing
* All songs were written by James Mercer and Brian Burton
1. “The High Road” – 3:54
2. “Vaporize” – 3:32
3. “Your Head Is on Fire” – 3:06
4. “The Ghost Inside” – 3:19
5. “Sailing to Nowhere” – 3:46
6. “Trap Doors” – 3:19
7. “Citizen” – 4:29
8. “October” – 3:37
9. “Mongrel Heart” – 4:26
10. “The Mall and Misery” – 4:06
Sono alla seconda prova: e i losangelini Health aumentano ancor di più, se possibile, lo spessore di suono e ritmo in occasione dell’atteso comeback.
E se il flirt col secondo si era palesato nell’esordio omonimo per essere poi corroborato dal trip dancefloor-oriented del progetto laterale HEALTH // DISCO (con vari remix di Crystal Castles, Pictureplane et similia), è l’attenzione sui suoni a segnare lo scarto in questo nuovo album. Quello che colpisce in questo nuovo è senz’altro la bontà di alcuni pezzi, come “Die Slow” o “Nice Girls”, in cui un’attitudine vagamente pop melodica riesce nell’ossessivo synth, che entra ossessivamente nella testa fino alla lobotomia.
E se non vi bastano come suonano canzoni come “Death+”, “Before Tigers” o l’impressionista “Severin” sappiate che questi dal vivo spaccano il triplo. Esemplificando.
Track listing
1. “In Heat” 1:47
2. “Die Slow” 3:12
3. “Nice Girls” 3:10
4. Untitled 2:39
5. “Before Tigers” 3:26
6. “Severin” 4:09
7. “Eat Flesh” 4:02
8. “We Are Water” 4:15
9. “In Violet” 6:14
+
Dimensions In Noise 00001 EP
Con il suo pesante nome alle spalle credo sia stata piuttosto coraggiosa a intraprendere anche la carriera musicale, e dopo quello con alle spalle gli Air è la volta del suo disco prodotto dal cantante Beck.
La Gainsbourg, icona elegante ed emaciata del cinema internazionale (ha registrato questo disco alternando le sedute in sala di incisione alle torture psicologiche del set di Lars Von Trier), ha personalità da vendere e la stessa non voce che hanno le chanteuses francesi (vedi la cantilena acustica di “In the end”, il parlato di “La collectioneuse”) però al di là di una Bruni lei ha una grande personalità e non si presta all’interpretazione di un qualcosa di vuoto: pur saggiamente plasmata da Beck (sebbene non si imponga la sua presenza si sente) questo è un disco autobiografico, personale e coraggioso
Infatti il titolo “IRM”,non è altro che l’acronimo francese per la TAC, rimandando a un episodio drammatico di due anni fa, quando la Gainsbourg si salvò da un’emorragia cerebrale dopo un trauma durante un’uscita di sci nautico.
E questo disco suona più del precedente à la Gainsbourg (Serge): un po’ oscuro, un po’ controverso. Una melanconia magnetica che risuona in tutto il cd e lo fa apparire molto bello.
Track listing
# Title Length
1. “Master’s Hands” 2:49
2. “IRM” 2:35
3. “Le Chat du Café des Artistes” 4:03
4. “In the End” 2:00
5. “Heaven Can Wait” 2:41
6. “Me and Jane Doe” 3:21
7. “Vanities” 3:38
8. “Time of the Assassins” 2:46
9. “Trick Pony” 2:53
10. “Greenwich Mean Time” 2:25
11. “Dandelion” 3:18
12. “Voyage” 4:05
13. “La Collectionneuse” 5:15
Il nuovo disco dei The Magnetic fields viene descritto dal cantautore Stephin Merritt come “il mio album folk”, la strumentazione di Realism è infatti in gran parte acustica, in contrasto con precedente album della band, Distortion, pubblicato nel 2008.
Merritt ha detto anche i due titoli dei dischi, a par suo, evidenziano la contrapposizione musicale creata dai differenti tipi di suono. Entrambi dovrebbero diventare parte di una trilogia no-sinth.
La canzone “The Polka Dada” è l’unica traccia che usa una chitarra elettrica.
L’album inizia bene con ‘You Must Be Out Of Your Mind’: una melodia inconfondibile Magnetic Fields. La finale del terzo album in salita anche di divertimento con ‘Dada Polka’ e la triste ‘Da un naufragio della barca’ che chiudono l’album con reale qualità.
Si tratta di un album realizzato con una certa varietà e soprattutto ben prodotto. Se Merritt togliesse la sua ossessione all’impostazione di temi restrittivi per il suo album e si lasciasse andare come negli altri progetti, allora sarebbe molto meglio.
L’album appare buono, ma noi ci aspettiamo sempre una cosa tipo 69 love songs e vogliamo il sinth. Quindi diremo solo che l’album è tanto caruccio.
Track listing
1. “You Must Be Out of Your Mind” – 3:12
2. “Interlude” – 2:11
3. “We Are Having a Hootenanny” – 2:10
4. “I Don’t Know What to Say” – 2:29
5. “The Dolls’ Tea Party” – 2:17
6. “Everything Is One Big Christmas Tree” – 2:24
7. “Walk a Lonely Road” – 3:04
8. “Always Already Gone” – 2:40
9. “Seduced and Abandoned” – 2:21
10. “Better Things” – 2:31
11. “Painted Flower” – 2:11
12. “The Dada Polka” – 2:21
13. “From a Sinking Boat” – 3:26
Odd Blood è il secondo album autoprodotto degli Yeasayer.
Registrato nello Stato di New York nel corso del 2009, è stato pubblicato l’8 febbraio 2010 in Europa e il giorno dopo in Nord America, con l’etichetta Secretly Canadian. “Ambling Alp” e “One” sono stati i singoli confermati finora. Odd Blood ricevuto giudizi ampiamente positivi da parte della critica
Odd Blood consiste in un bordello (parlare di musica è come ballare di architettura, dicheno. Pensate che scrivere di questo ciddì alle 4 di notte è come zappare con i tacchi loboutin) di ritmi catchy, pop anni ’80; attingendo tutto da U2 a Eurythmics di Dexy’s Midnight Runners. Il che non vuol dire che è un poppettone alla moda, o che Yeasayer hanno esaurito la loro vena del primo ciddì in in ogni senso. A differenza dei compagni di Brooklyn MGMT e Vampire Weekend, gli Yeasayer riescono a mantenere abbastanza profondità e stranezze pur autocompiacendosi abbastanza di quel che fanno.
- The Children
- Ambling Alp
- Madder Red
- I Remember
- ONE
- Love Me Girl
- Rome
- Strange Reunions
- Mondegreen
Settimo album, dal delizioso titolo quasi Emo, questo degli Xiu Xiu.
Xiu Xiu sono una band synth rock sperimentale originaria di San Jose, California, dove vivono attualmente, ma hanno passato del tempo anche a Seattle, Washington. La band è il frutto dell’ingegno musicale del cantautore Jamie Stewart. La musica degli Xiu Xiu è influenzata da diversi generi musicali, tra cui punk rock, noise rock, ambient noise, musica classica moderna, e folk. La maggior parte dei testi trattano di temi cupi come il suicidio, l’AIDS, la guerra, ed esperienze tabù. Musicalmente gli Xiu Xiu mescolano percussioni spesso cacofoniche e divergenti stili lirici, inserendo volentieri strofe in lingua francese. La musica degli Xiu Xiu è anche influenzata da band della scena post-punk inglese come The Cure e Joy Division.
Cosa dire di nuovo per una band che ci sforna un cd all’anno? Nulla, che forse sono forse (forse, forse, forse) più aperti a chi vedeva la loro musica e i loro testi troppo crudi. E’ vero che Dear God a questo punto non stravolge nulla, le novità non sono così profonde da sconvolgere la musica degli Xiu Xiu, che con esso né raggiunge né apre nuove prospettive. Il disco però è un bellissimo lavoro, suona bene, e si inserisce splendidamente nel lavoro della band (che è stata rimaneggiata a livello componenti. Più volte). E può farvela apprezzare se non l’avete mai ascoltata sinora. Consigliato.
Tracklisting
1. “Gray Death” – 2:56
2. “Chocolate Makes You Happy” – 3:55
3. “Apple For A Brain” – 3:24
4. “House Sparrow” – 2:39
5. “Hyunhye’s Theme” – 3:31
6. “Dear God, I Hate Myself” – 3:06
7. “Secret Motel” – 2:07
8. “Falkland Rd.” – 3:06
9. “The Fabrizio Palumbo Retaliation” – 3:00
10. “Cumberland Gap” – 1:34
11. “This Too Shall Pass Away (For Freddy)” – 3:34
12. “Impossible Feeling” – 4:10





