Recensioni
GREAT LAKE SWIMMERS
NEW WILD EVERYWHERE
Nettwerk Music Group/Self
data di uscita: 3 Aprile 2012
Se siete alla ricerca di nuovi suoni e canzoni da aggiungere alla playlist primaverile, da ascoltare magari alla guida, mentre si attraversano dei bei paesaggi naturali, questo album fa al caso vostro. Si tratta del quinto lavoro della band canadese Great Lake Swimmers, una bella sorpresa perchè è il primo realizzato in studio dopo una serie di album registrati ovunque, persino in chiese (come Bodies and Minds nel 2005) e castelli.
All’interno di queste canzoni pure e limpide vi è quella sensibilità dei testi che già avevamo scoperto negli album precedenti e che qui addirittura aumenta. Tony Dekker, autore e voce principale, arriva a toccare temi profondi come amore, passato, fuga e morte, appoggiando le proprie parole su melodie folk-rock diverse tra loro.

Ci sono infatti molte perle in quest’album. A partire da “New Wild Everywhere” e “Easy Come Easy Go”, tra le più vivaci e movimentate. Troviamo poi “Ballad Of A Fisherman’s Wife”, ballata allegrotta ricca di banjo e fisarmonica. Arrivando infine a pezzi più lenti e delicati come “Think That You Might Be Wrong”, “Quiet Your Mind” e “Le Champs de Prog”, traccia che rende l’album ancora più raffinato essendo cantata in francese da Dekker, accompagnato dalla voce femminile di Miranda Mulholland.
Nonostante sia il primo lavoro registrato all’interno di uno studio, l’atmosfera creata negli album precedenti della band, capace di farci immergere completamente nell’ambiente da loro vissuto, non scompare. Anzi, la sensazione di essere catapultati nella natura canadese, tra laghi e foreste selvagge, ci coglie anche tra queste note, rese ancora più limpide senza i riverberi, le imprecisioni e i problemi riscontrati nelle registrazioni realizzate all’aperto e fuori dallo studio degli altri album.
I Great Lake Swimmers si riconfermano una delle band più interessanti del Nord America, un gruppo che al quinto album ha deciso di trasferirsi in studio a registrare, temendo di perdere quel quid che rendeva le loro canzoni naturali e genuine, ma riuscendo a compiere l’impresa. Il processo è stato diverso questa volta ma il risultato conferma comunque una serie di canzoni ricche di folk, capaci di trasmettere leggerezza, tranquillità e vivacità allo stesso tempo.
Tracklist:
1. Think That You Might Be Wrong
2. New Wild Everywhere
3. The Great Exhale
4. The Knife
5. Changes With The Wind
6. Cornflower Blue
7. Easy Come Easy Go
8. Fields Of Progeny
9. Ballad Of A Fisherman’s Wife
10. Quiet Your Mind
11. Parkdale Blues
12. On The Water
13. Le Champs de Prog
Il carismatico guru dell’industrial, leader della storica band The Pop Group, torna con un nuovo progetto solista: The Politics Of Envy.
Ci sono dei dischi che al primo ascolto ti colpiscono e ti rapiscono, questo non è uno di questi. Ti lascia qualcosa ma non capisci cosa, allora hai bisogno di un secondo ascolto e anche di un terzo per capirlo e apprezzarlo. Al quarto ascolto hai scoperto di avere tra le mani un gran disco!
Registrato tra Berlino, Lisbona, Londra, New York e Vancouver, The Politics Of Envy rappresenta, a detta dello stesso Stewart, il disco di maggior profilo della sua carriera solista: una mente vulcanica con esplosioni postpunk ed industrial, influenzata dalle condizioni di rivolta sociale che l’artista ha inevitabilmente assorbito.
Primal Scream, Douglas Hart (bassista dei Jesus And Mary Chain), Daddy G dei Massive Attack, l’innovatore del punk newyorkese Richard Hell, Kenneth Anger, Keith Levene (chitarrista dei Clash e PIL), sono solo alcuni dei nomi degli artisti che hanno collaborato in questo ultimo lavoro di Mark Stewart, uscito lo scorso 27 marzo per la Future Noise Music/Self.
L’intero lavoro, in puro stile Mark Stewart, è un messaggio che tende a scuotere, di protesta, prova ne è la collaborazione con Bobby Gillespie nel brano dedicato a Carlo Giuliani, manifestane ucciso negli scontri del G8 di Genova nel 2001. La canzone è la seconda traccia del disco, Autonomia.
Tracklist:
1. Vanity Kills
2. Autonomia
3. Gang War
4. Codex
5. Want
6.GustavSays
7.Baby Bourgeois
8.Method to the Madness
9. Apocalypse Hotel
10. Letter to Hermione
11. Stereotype
Il 21 marzo torna la primavera e Modena decide di festeggiare all’ Off con un doppio live: Selebrities e Slow Magic.
Intorno alle 22,30 ha inizio il concerto del trio Selebrities, band di Brooklin che propone la “classica” dream-pop con voce femminile e leggere influenze, più europee che americane, New Wave.

Il trio si dedica a sonorità che si avvicinano molto a quelle di band come The XX, ma, allo stesso tempo, vengono eseguite note più “chill” legate al genere di Chad Valley, Washed Out e simili.
Nonostante la voce piacevole della giovane frontwoman e questo miscuglio di melodie ed effetti suggestivi, manca qualcosa alla base ritmica: la batteria elettrica, infatti, si presenta piuttosto ripetitiva, così come la linea di basso che è -brutalmente- sostituita da semplici basi.
I Selebrities regalano uno show fresco e delicato, ma ciò che ci si pone davanti durante il live è l’immagine di una band davvero giovane e che ha bisogno di esperienza (oltre che di un bassista…).
Il secondo show della serata è un progetto solista di nome Slow Magic nato dalla creatività e dall’amore per la sperimentazione di un ragazzo che si definisce semplicemente: “unknown imaginary friend”.

Il progetto, che riprende sonorità già frequentate ed elaborate da artisti del calibro di SBTRKT, T.E.E.D e M83, è variopinto, intrigante e non lascia indietro, anche in questo caso, le leggere e piacevoli tracce della chillwave.
Il live di Slow Magic è, in un certo senso, già tutto programmato: l’artista dapprima sistema e regola tutta la sua creazione tra aggeggi elettronici e Mac, basando lo show su synths pre-impostati; successivamente, e nel corso di tutta l’esibizione, questo ragazzo misterioso picchia su un tamburo creando un effetto più fluido e naturale.
L’esibizione proposta da Slow Magic è un passo avanti a quella della band precedente, poiché molto più originale e coinvolgente: uno show che, in poche parole, apre le porte alla primavera.
Lo scorso 30 gennaio è uscito su etichetta Forears (ditribuzione The Orchard e publishing Ala Bianca) Here Comes The Villain, ultimo Ep della band emiliana The Villains. Il titolo è tutto un programma, “Arriva il cattivo!”, come quello dei fumetti, dei film, di un romanzo:la figura del cattivo all’interno di una trama di una storia in eterna contrapossizione al protagonista buono.
Che il titolo sia una sorta di avvertimento?! Perchè una volta che si inizia ad ascoltare questi 4 “cattivi” difficilmente ci si ferma!
Un sound crudo, deciso, distorto e sporco, fuori dalle ottiche mainstream e mai scontato.
Il primo brano, che da il titolo all’Ep, ha sonorità molto simili a quelle degli americani Black Rebel Motorcycle Club (ma anche nel resto dell’ep si trovano similitudini).
La seconda canzone, Fire at the Ballroom, è forse la meno “cattiva”, ma con sound che piacevolmente ricordano quegli degli anni ’90!
In The Game of Catching Sand è come se ci si trattenesse dall’esplodere, cosa che poi succede sul finale!
Il quarto brano, The Importance of Being the Hero, sembra quasi un pezzo dei Kasabian: la cantante sostituisce egreggiamente Tom Meighan!
Conclude la traklist The Graduate, un pezzo che rimarca lo stile del gruppo.
La voce, sempre decisa, è di Georgia Minelli, la accompagnano Davide Tebaldi alle chitarre, Luca Bagatti al basso e voce e Riccardo Cocetti batteria e voce.
Altamente consigliati!
Il 17 marzo sul palco del Covo Club di Bologna approda una delle band più influenti e gradevoli del 2011, ovvero i Still Corners che ci presentano il loro esordio “Creatures of an Hour”.
Ad aprire alla giovane band inglese, attualmente sotto la prestigiosa etichetta Sub Pop, ci pensa il trio di Pesaro Brothers in Law che, invece, mette in scena l’ EP “Grey Days”, realizzando uno show basato su melodie shoegaze abbastanza piacevoli.
Dopo la band italiana, ecco che le luci si abbassano e inizia un gioco di chiaro\scuro e ombre che si prolungherà per tutto il concerto, creando così un’atmosfera contrastante ma piuttosto suggestiva: incomincia una vera e propria ouverture strumentale, ovvero la intro che darà al via non solo al concerto, ma anche a un’esperienza surreale che durerà circa 50 minuti.

Il pubblico è catturato fin dal primo istante ed entra nel mondo sublime della band di Londra grazie alla voce incantevole della frontwoman Tessa Murray; ma gli Still Corners non sono solo voce, poiché anche quella parte strumentale, tra il cupo e il sognante, prende il sopravvento sulla maggior parte delle tracce eseguite.
Gli Still Corners propongono un live idilliaco in cui Dark Wave e Dream Pop si scontrano e si mescolano, così come la scenografia che, con la sua semplicità e la sua proprietà enfatica, gioca un ruolo fondamentale: il risultato è uno show in cui domina la sensazione del restare quasi in sospeso tra il mondo reale e un altro distante e spaventoso, ma, allo stesso tempo, così affascinante.
A Bologna la band londinese realizza uno spettacolo in cui traspare tutta la sua bravura e la sua competenza, e quindi è proprio il caso di dire: “altro che album…”.
Ha trovato finalmente una distribuzione europea grazie alla Full Time Hobby il secondo disco degli Hooded Fang, una tra le realtà indie canadesi più divertenti e creative. Un disco di gusto retro-pop e surf rock’n'roll, molto orecchiabile, molto estivo che rischia però di ricadere nel già sentito e già visto: infatti non aggiunge niente di nuovo nel genere né
La band di Toronto in questo divertentissimo Tosta Mista miscela in egual misura i caratteri del ’60 surf rock, preppy-garage-rock, wall of sound e psichedelia di beatlesiana memoria in un frizzantissimo disco di 10 canzoni una più danzereccia dell’altra.
Tosta Mista assomiglia davvero ad una festa dove i protagonisti sono vestiti da wrestler messicani (come la divertente copertina del disco), e fa passare davvero il tempo di un party. Il suono è quello di una jam session estiva tra amici, con qualche suono vecchio e qualcosa di nuovo. Parola d’ordine divertirsi.
Ghostory segna il ritorno dell’ormai duo (Claudia Deheza lasciò la band nel 2010 per problemi personali) School of Seven Bells, formato dal polistrumentista Benjamin Curtis e dalla sorella gemella di Claudia, Alejandra.

Il duo newyorkese si dedica e realizza questo terzo album, ovvero un lavoro che rispecchia la musica dream pop\ elettro del periodo: voce pop orecchiabile ma piuttosto sensuale che si unisce, oppure entra in netto contrasto, con sonorità ed atmosfere più cupe e surreali marcate da synth e tastiere tipicamente anni ’80.
Oramai ogni band del genere riprende questi aspetti convenzionali ma ciò non è da intendere -solo- in maniera negativa, poiché gli artisti cercano continuamente di seguire l’evoluzione della musica per arrivare direttamente alle orecchie di un pubblico probabilmente più esigente e amante del cambiamento del gusto.
Insomma, nonostante ci siano suoni con la caratteristica del “già sentito”, “Ghostory” è un lavoro piacevole, intenso e di facile ascolto: il duo, grazie a quell’arrangiamento misterioso che mescola voci e strumenti, interpreta nove tracce che, in realtà, raccontano una storia in cui il\la protagonista è alle prese col suo passato e con i suoi fantasmi.
“Ghostory”, attraverso la voce candida di Alejandra, ci rivela quindi l’ambiente, qualche spezzone di vita e l’amore di un personaggio: questo risultato è dunque frutto di un’analisi introspettiva che, congiungendosi alle tonalità “spirituali” create dagli School of Seven Bells, porta alla realizzazione di un album semplice ma, allo stesso tempo, davvero suggestivo ed affascinante.
Tracklist
1. The Night
2. Love Play
3. Lafaye
4. Low Times
5. Reappear
6. Show Me Love
7. Scavenger
8. White Wind
9. When You Sing




