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Recensioni

[28 ott 2011 | No Comment | ]
The Rapture – In the grace of your love

Track listing:
01. Sail away 5:22
02. Miss you 4:10
03. Blue bird 3:07
04. Come back to me 5:38
05. In the grace of your love 5:36
06. Never die again 3:59
07. Roller coaster 3:41
08. Children 3:57
09. Can you find a way 2:52
10. How deep is your love 6:28
11. It takes time to be a man 5:42

 

Gli eredi degli LCD Soundsystem?  l’eredità del Rapture è come una forza galvanizzante di indie rock sballoso, che crea imbarazzo a non ballarlo.

Non sono mai sembrati una buona scommessa per irrompere nel panorama della musica dance verso il grande pubblico, però. Il loro recente slancio, potrebbe derivare dal labelmate / mentore / produttore James Murphy, i cui LCD Soundsystem avevano lo stesso groove funk-punk e una presenza più esplosiva dal vivo, con pathos per l’avvio. The Rapture dopo diversi anni di silenzio, specie per quanto riguarda le uscite radio, sono tornati con “Grace”.

E ‘polposo rispetto ai suoi predecessori, basato sulla chitarra,funky,  e la voce sfacciata di Jenner a riempire lo spazio negativo della banda utilizzata per donare direttamente la musica alla pista da ballo. Un gruppo che una volta era una palla di energia combustibile è ora un sistema nervoso funzionante con un acuto senso di ritmo e consistenza. È possibile ascoltare note di inni propulsiva degli U2 (“Sail Away”), Talking Heads nell’agitato funk (“Can you find a Way”), e XTC di zavorra pop (“Rollercoaster”).
Grace è sicuramente l’album maturo della band, per la loro resa dei conti, proprio: la stampa per la cronaca ha quasi all’unanimità focalizzato su come il frontman Luke Jenner ha speso tempo a giocare a softball, in chiesa, e far fronte alla perdita della madre. La stabilità e l’amore dominano i suoi temi,  così come il perdono.
E certo, si potrebbe sostenere – come molti hanno fatto – che i Rapture hanno sempre costeggiato sull’atteggiamento più che, beh, il talento. Possiamo anche discutere sul significato del movimento “dance-punk” o quello che Pitchfork continua a cercare di chiamare la sua “scomparsa”, ma tale argomentazione non sarebbe altro che pseudo-intellettualismo. Hai fatto un corso di “scienza sociale della musica”? Grande. Ora, supponendo che logica accademica non ha ancora impedito tuo centri del piacere, balliamo.

[26 ott 2011 | No Comment | ]

Data uscita: febbraio 2011

Etichetta: La Tempesta Dischi

Sito web: www.myspace.com/smartcops

Un album che rende molto di più live che in cuffia perché le partenze strabordanti di questi drughi passati dalla parte della “giustizia” si possono godere appieno solo se risuonano da sopra un palco.

Sono ambientazioni da poliziesco di seconda scelta quelle di Proteggere e servire, con divise al limite della legge (Il cattivo tenente) o dell’incapacità (La legge del più debole) o dello stereotipo machista di se stessa (Meglio insabbiare). I suoni sono quelli della tradizione punk newyorchese (la guerra lampo dei fratelli Ramone prima di tutto) con qualche spruzzata più attuale dei nordici The Hives.

Il limite sta nell’assente originalità della proposta musicale sovrastata pesantemente dall’idea di immagine (o sarebbe meglio dire di look?). Far muovere i culi ininterrottamente per 30 minuti scarsi secondo una corretta interpretazione dello stile di vita “too fast to live” è tuttavia il pienamente raggiunto obiettivo.

Voto: 6/10.

 

[25 ott 2011 | No Comment | ]
Wilco: The Whole Love

No. Title Length
1. “Art of Almost” 7:17
2. “I Might” 4:01
3. “Sunloathe” 3:20
4. “Dawned On Me” 3:43
5. “Black Moon” 3:56
6. “Born Alone” 3:55
7. “Open Mind” 3:40
8. “Capitol City” 4:04
9. “Standing O” 3:29
10. “Rising Red Lung” 3:10
11. “Whole Love” 3:50
12. “One Sunday Morning (Song ForJane Smiley’s Boyfriend) 12:04

 

Art of Almost, il primo brano dell’ultimo album, è una cosa strana, non me l’aspetto dagli Wilco. Io con loro ho uno di quei rapporti di odio/amore: alcuni dischi li adoro e li riascolterei per giorni, come Yankee Hotel Foxtrot o A Ghost Is Born, altri, invece, non riesco, non entrano nelle mie corde. Il perché di questo strano fenomeno lo devo ancora capire. Come il precedente disco, Wilco, non son riuscita digerirlo e al live dello scorso anno al Primavera Sound di Barcellona, dopo tre canzoni me ne son andata a sentire non ricordo più chi. Insomma con loro non so mai che reazione aspettarmi. Infatti anche questa volta son partita scettica e come sempre è successo il contrario di quello che mi aspettassi. The Whole Love lo sto adorando. Questo disco ha tutto, la leggerezza tipica degli Wilco assieme a dei suoni bellissimi e che han bisogno di almeno dieci ascolti per trovarli tutti. Mi immaginavo già a marzo, quando suoneranno anche qui a Milano e pensavo: I Might sarebbe bellissima sentirla al tramonto in un parco, Sunloathe perfetta per un teatro piccolo, raccolto come anche Black Moon, Open Mind, Rising Red Lung e One Sunday Morning (Song for Jane Smiley’s Boyfriend).
Invece Dawned on me, Born Alone, Standing O e Whole Love vanno sentite in un posto grande, dove puoi lasciarti prendere dalla musica senza che nessuno ti dica nulla. Ancora devo capire dove vorrei sentire Capitol City.
Questa diversità tra i brani, però, è anche perfetta per una giornata autunnale come oggi: grigia, freddina, dove si ha bisogno di momenti per pensare, stare tranquilli magari sotto una coperta e momenti in cui si ha davvero bisogno di una spinta per riuscire ad emergere dal letto. Ecco, ce l’ho: I Might la voglio come svegli alla mattina. Già mi vedo lasciar da parte il piumone e iniziare a canticchiarela mentro mi preparo alla giornata:
It’s alright
You won’t see the kids on fire
Oh but I might
HO
[24 ott 2011 | No Comment | ]
Plaid: Scintilli

No. Title Length
1. “Missing” 3:50
2. “Eye Robot” 3:08
3. “Thank” 4:03
4. “Unbank” 3:55
5. “Tender Hooks” 4:32
6. “Craft Nine” 3:17
7. “Sömnl” 3:12
8. “Founded” 3:09
9. “Talk To Us” 3:30
10. “35 Summers” 3:28
11. “African Woods” 3:41
12. “Upgrade” 3:55
13. “At Last” 4:34

Io con la musica elettronica arrivo piano, senza fretta; poi, però, quando trovo il gruppo o l’album giusto non l’abbandono più.
I Plaid li conoscevo di nome, vagamente sapevo che genere facessero. Inizio ad ascoltare il nuovo album, Scintilli, e già a Missing, il primo brano, mi ritrovo ad alzare il volume e pensare che questo gruppo non è affatto male. Vado a cercare qualche informazione e mi accorgo della mia ignoranza: Andrew Turner ed Ed Handley suonano assieme dal 1991 e sono inglesi, già questo dovrebbe bastare come garanzia per della ottima musica elettronica.

In più escono per l’etichetta Warp, che ha sotto la sua ala nomi come !!!, Squarepusher e Autechre.
Della prima traccia Missing ho già detto che attira l’attenzione, con la successiva Eye Robot ci troviamo da un’altra parte, suoni più decisi e più elettronici; Thank riprende un po’ i suoni
orientaleggianti già presenti nella prima traccia e Unbank li porta decisamente nel mondo elettronico inglese. Con Sömnl c’è anche il classico accenno alla dubstep che a me riporta subito alla colonna sonora usata per Skins e molto apprezzata.

Il disco va dalla Neo-Tokyo cyberpunk di Thank ai campanelli subacquei di 35 Summers, primo singolo tratto dal disco, con la facilità con cui io bevo una tazza di tè alle 5 di un pomeriggio d’autunno e senza creare confitti tra le due anime che vivono in questo LP.
E quando Craft Nine attacca con la sua ninna-nanna si può proprio sentire il freddo che rimane chiuso fuori, e noi dentro a guardare dalla finestra, con il Plaid sulle ginocchia.

[24 ott 2011 | No Comment | ]

Gli Airship sono una giovanissima band di Manchester amante dei Cure e di genere Indie-Pop.
“Stuck In This Ocean” è il titolo del loro album d’esordio che viene eseguito – quasi- interamente da questa nuova band inglese in occasione dell’unica data in Italia, ovvero l’8 ottobre, durante la Jubilee Night, al Mattatoio di Carpi.

Il concerto inizierà tardi, intorno alle 23, a causa di un guasto al loro van nel pomeriggio in Svizzera, e la mia intervista con Elliott (voce) e Tom (basso) sarà rimandata al post concerto.
Gli Airship sono una band tenera, quanto i Bombay Bicycle Club o i The Joy Formidable, e, nonostante cerchino in continuazione di non far errori e ricalcare pari passo le tracce del loro album, live sono decisamente più energici e brillanti.
La band di Manchester propone un sound variopinto a tratti più malinconico e tranquillo, e in altre occasioni più energico e di tendenza “esplosiva” (come succede nell’intro di “Algebra”).
La musica del gruppo si avvicina a quella proposta da band come Los campesinos! e The Joy Formidable, ma ci sono evidenti riferimenti ai The Cure, di cui parlerò tantissimo con Elliott e Tom nel corso della serata, e in particolar modo alle note oniriche del capolavoro “Disintegration”.
Gli Airship sono una di quelle band che non vede l’ora di crescere e maturare, ma, prima, dovranno affrontare altri palchi e fare più esperienze; allo stesso tempo, questo gruppo è già a un buon livello, e io posso vantarmi di dire: “Ve lo avevo scritto sul mio blog, qualche mese fa, che questi Airship meritano!”( fine dell’indie-snobismo, promesso!).
E gli Airship meritano tanto per davvero, o non ci sarebbe qualcuno pronto a fare la fila al loro merch per comprare album, ep e via dicendo; oppure non sarebbero quattro ragazzi già così amati a livello europeo (su twitter e tumblr sono già piuttosto “famosi”).

La prossima volta che verranno in Italia vi consiglio assolutamente di non perderli!

Ora l’intervista a Elliott e Tom. Sono 15 minuti di chiacchiere, ma molte cose le tolgo perché riguardano: la tanta stima nei confronti dei Blur e il disinteresse per gli Oasis; l’amore infinito da occhi a cuore per i Cure e Robert Smith; i discorsi filosofici che vengono fuori dopo aver bevuto; varie ed eventuali piuttosto personali.

Iniziamo a parlare del vostro album ovviamente: quali sono le influenze principali?

E.: Più di influenze si parla di band che abbiamo ascoltato molto e che ci piacciono, come: Radiohead, Smashing Pumpkins, The Cure…

E le tematiche nelle vostre canzoni?

E.: Sono piuttosto personali. Aspetti riservati che si ritrovano in certi spazi della mia mente, o semplicemente esperienze di vita.

Messaggi che vuoi trasmettere al tuo pubblico attraverso le canzoni?

E.: Vorrei che il mio pubblico sia felice. Felice nella vita e che pensi sempre in positivo: in pratica quello che ho cercato di fare attraverso le mie canzoni. La musica, la nostra musica, mi ha fatto capire come diventare una persona migliore e più ottimista.

L’artwork del vostro album è insolito e particolare: come mai questa scelta?
E.: L’artwork può rappresentare più cose: può essere considerato come una sorta di rinascita, oppure come un bambino interiore presente in ognuno di noi.

Reazione di pubblico e critica nei confronti del vostro album?

E.:Sia positive che non, ma nel complesso è andata piuttosto bene. Ci sono state persone che hanno capito meglio le nostre intenzioni, ma altre sono state più dirette e non hanno esattamente compreso il nostro intento.

Airship: perché proprio questo nome?

E.: Abbiamo provato differenti nomi prima di “Airship”, ma volevamo un nome innovativo, pop e differente da altre band (mi cita vari “club”). Ho trovato il nome in un dizionario…

Quando avete iniziato a fare musica insieme?

E.: Più o meno quando avevamo 16 anni.

Quanti anni avete?

Circa 24 anni. Cioè tom (basso) è il più “vecchio”, ovvero 24 anni. Noialtri 23.

Ah… Miei coetanei. Ok. Questo è il vostro primo tour europeo, giusto? E dove vi siete divertiti di più?

E.: E’ difficile scegliere. Siamo restati molto sorpresi dal nostro pubblico: canta ogni parola di ogni nostra canzone e alcuni fan sono proprio pazzi di noi… E non avrei mai creduto di arrivare così in alto.
Ci siamo divertiti moltissimo a Helskinki: è stato davvero pazzesco!

Rituali prima di salire su un palco?

E.: Bere?! (risate)

Fantastico!

E.: Sì beviamo davvero tanto e (riferendosi a me e Simona) pure voi ragazze non scherzate…

(L’intervista degenera per circa 5 minuti in cui io e simona cerchiamo di fare ai ragazzi una lista dei migliori vini italiani. Dopo la lista, Tom e Elliott si pentono del loro poco tempo passato in Italia).

Dovreste provare il lambrusco…

E.: Lambrusco? Già il nome… Mi spiace troppo non restare, ma dobbiamo ripartire tra poco ( qualche minuto dopo l’intervista)

Ok. Domani dove suonate?

E.: Andremo in Francia, ma ci dispiace davvero non restare qui in Italia (e due) e assaggiare il vino italiano.

Prossima volta ve lo porto, davvero!

E.: Grazie!

Grazie a voi per l’intervista e per la vostra semplicità

E.: A te.

Poi parleremo ancora di “common people”, musica, viaggi e roba di cui nemmeno ricordo perché abbiamo tutti bevuto un po’ troppo, ovviamente…

altre foto qui

[18 ott 2011 | No Comment | ]
Nils Frahm: Felt

Terzo disco per Nils Frahm, pianista e compositore di Berlino già noto per i suoi precendenti lavori, Wintermusik, The Bells ed il recente 7 Fingers, che si avvale della collaborazione di Anne Muller.

Con il suo ultimo album scopre un mondo in miniatura fatto di suoni e rumori che rimangono di solito inediti, e li mette al centro di questo composizioni, lavorando con e volutamente cercando le imperfezioni e difetti cercando di dare la sua musica un sentore profondamente organico.

Questo album è stato registrato al Durton Studio, a Berlino, per la maggior parte fino a tarda notte. Attento a mantenere l’atmosfera tranquilla notturna e, più pragmaticamente, evitare di disturbare i vicini, ha disattivato il suono del suo pianoforte mettendo del feltro tra i martelli e le corde,  decidendo di essere il più leggero possibile nel poggiare le dita sui tasti. Questo ha rivelato uno spazio sonoro completamente nuovo, pieno non solo di note e melodie, ma anche con piccoli rumori e suoni alieni, dai martelli colpire le corde o le dita sfiorare i tasti per le corde di risonanza all’interno del corpo dello strumento o il legno reagisce alle variazioni di intensità della musica.

Questi rumori periferici sono di solito nascosti dalla musica che contribuisce a creare, tuttavia, catturati nel loro stato nudo, danno una dimensione totalmente diversa alle registrazioni conseguenti. E ‘come se uno sta mentendo così vicino al pianoforte che anche Frahm respirazione può a volte essere sentito chiaramente. Ogni suono diventa texture, mescolato con la musica per sottolineare le sue caratteristiche più delicate o rivelare le più piccole variazioni di umore o di tono. Di solito, queste imperfezioni sarebbero stati trattati come spazzatura e cancellati dalle registrazioni, per non alterare la musica stessa, ma questo è esattamente l’effetto Frahm sta cercando, ed è un processo che serve magnificamente le sue composizioni.

Il mood generale del disco è un po ‘sottomesso e introspettivo, ma Frahm scolpisce qui alcune delle sue composizioni più memorabili.

Registrato in una vecchia chiesa riverberante, Felt contiene suoni così delicati e naturali che solo un ascolto in cuffia può portare ad un contatto così intimo con il suono tanto da avere la sensazione di essere seduti a fianco dell’artista.

[27 set 2011 | No Comment | ]

Lemmings – Teoria del piano zero
Etichetta: La Grande Onda \ Mala Tempora
Data di uscita: 11 settembre

La seconda uscita discografica dei Lemmings, band di Roma formatasi nel 2007, è prova di un album maturo e che, fin dalla prima traccia “Spirale delle formiche”, mostra un contrasto senza fine tra brani più calmi, quasi “timidi”, e pezzi più claustrofobici, cupi e rabbiosi.
“Teoria del piano zero” è un album contrastante non solo per le melodie presenti, ma anche per un aspetto più “profondo” e meno udibile, se non dopo vari ascolti: il contrasto riguarda quell’alternarsi tra distruzione e rinascita, e, probabilmente, la data di uscita di questo lavoro della band romana non è stata scelta a caso.
Piacevoli prove di cantautorato italiano si mescolano a melodie più rockabilly e veloci: un album pieno di generi, ma ben lavorato e che non punta al genere di massa che va tanto nell’underground del Bel Paese.
Un’uscita insolita questa dei Lemmings che riprendono tanto i Modena City Ramblers, ma, nonostante qualche piccola influenza, “Teoria del piano zero” è un album multiforme, ricco nell’arrangiamento e davvero maturo.

Tracklist

01. La Spirale Delle Formiche
02. Grune Linie
03. Il Lattaio
04. Hiroshima
05. Laura
06. E Così Sia
07. Una Risatina Ci Seppellirà
08. Il Corso Degli Eventi
09. Teoria Del Piano Zero