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Recensioni

[17 lug 2010 | No Comment | ]

Vittorio Cane – Secondo
Etichetta: Innabilis
Data di uscita: 2008
Tracklist:

01. Introduzione
02. Ci proverò
03. Cascafaccia
04. Torno su
05. Domenica
06. Dipendente
07. Mille
08. Intervallo
09. Ci credo ancora
10. Spersi
11. Ti do qualcosa
12. Quassù
13. L’ermetico
14. Around
15. Conclusione

Nonostante questa fatica discografica di Vittorio Cane, artista-cantautore torinese quasi surreale, sia uscita un anno e mezzo fa, è bene parlarne anche ora.
Ho descritto l’artista “quasi surreale” in modo tale da poter creare un legame proprio con i testi di “Secondo”: questi testi che sembrano, ma non lo sono affatto, così banali e superficiali, mostrano pezzi di vita, realtà e situazioni che vanno ben oltre all’apparenza.
Dopo svariati ascolti, infatti, si comprende una realtà viscerale, profonda e quasi ossessiva.
Altro tratto distintivo, sempre per rimanere in tema di “surrealismo”, riguarda la messa in scena, l’interpretazione di queste quindici tracce dell’album: il cantato di Vittorio Cane è utile per comprendere al meglio proprio i suoi testi, poiché alcuni di questi vengono messi in rilievo con certe “stonature”, ovviamente volute dall’artista, per evidenziare appunto quella realtà o quelle situazioni storpiate da elementi che le circondano.
Le tracce presenti si scontrano continuamente tra di loro, poiché marcate da tematiche più “dolci” e malinconiche che si incrociano con altre più ironiche e quasi “amare”.
“Secondo”, insomma, è un buon album, profondo a tratti e più superficiale in altri: un’opera che scorre velocemente e che presenta un nuovo mondo, rigorosamente surreale, in cui lo stesso artista, Vittorio Cane, trascina chi lo ascolta.

3/5.

[5 lug 2010 | 6 Comments | ]

A qualche mese di distanza torna a Bologna lo showman, l’intrattenitore e uno dei cantanti più esuberanti e spontanei della scena Indie-Rock-Folk americana: sto parlando di Adam Green.
Adam Green è il frontman perfetto: fa divertire e fa eccitare, parlo soprattutto a nome della buona dose di signorine presenti al concerto, il pubblico che lo accoglie a braccia in aria.
A “braccia in aria”, non aperte, dato che dopo soli venti minuti Adam prende più confidenza, come se già non l’avesse, col suo pubblico bolognese e si butta, pronto a surfare nell’onda umana pronta a sostenerlo.
Sia sul palco che in mezzo al pubblico si mostra come una delle personalità più travolgenti, in tutti i sensi , e divertenti: l’alcool e il suo appassionato “amore” per le groupie non mancano di certo e anche questi elementi completano questo personaggio unico e decisamente fuori di testa.
Adam si presenta, accompagnato dalla sua band, alle 22.15: rispetto al concerto al Covo di qualche mese fa, quasi mi sorprende vedere questo cantante meno sbronzo, più “tranquillo”, sereno e ancora senza tracce di sudore non appena sale sul palco del BOtanique.
E’ sicuramente un personaggio che non conosce il “stare fermo un secondo”: si muove, balla, apre le lattine di birra a modo suo e si esalta.

AdamGreen @ BOtanique

Adam Green è un pazzo e stranamente mi sembra troppo tranquillo al BOtanique, manca qualcosa.
Il “qualcosa” prenderà il largo dopo una ventina di minuti, quando Adam inizierà la serie di stage diving\crowd surfing, si mostrerà meno tranquillo e più travolgente (devo ringraziare i 13 anni di pallavolo e i pochi Kg di Adam Green se sono ancora viva), e finalmente sarà sbronzo marcio.
E’ un frontman che mescola genio e follia allo stesso tempo; è uno showman che scherza e fa divertire il suo pubblico; è una personalità senza un briciolo di buon senso: questo è Adam Green e al suo pubblico piace così.
Noto con piacere che come cantante è migliorato parecchio: ha una voce profonda e particolare, il cui timbro ricorda, e non poco, quello del suo caro amico Julian Casablancas.
Ad accompagnare questo essere vivente, pieno di vitalità ed energia, c’ è una band composta da strumentisti veramente preparati e validi: nonostante questi siano parecchio differenti dal loro frontman, riescono comunque a stargli dietro, mescolando canzoni più lente a brani decisamente più spensierati e legati al genere.
Adam Green è così estroverso e, come per la sua voce o genere musicale, può piacere oppure no: in ogni caso direi che Frontman del genere se ne trovano veramente pochi in giro.
Aggiungo, inoltre, che bisognerebbe tenere un Adam Green nel proprio armadio nei momenti di massima depressione oppure nel caso di una festa a sopresa.

(Scusate la qualità del video: sono nana e in più stavo ballando\cercando di riprendere più Adam Green e meno teste! E sia chiaro: il “wooo” all’ inizio e alla fine non è mio).

[4 lug 2010 | One Comment | ]

Francesco Cremisini, cantautore romano, ha iniziato il suo viaggio musicale come cantante della band metal Enemynside con la quale ha potuto esibirsi su diversi palchi italiani ed europei accanto ad artisti quali Blaze Bayley (ex Iron Maiden), Tankard e Sabaton ed ha realizzato due album. Accanto a ciò Francesco inizia un percorso personale, prima con Eros e Tanatos (la precedente band del cantautore romano, attualmente non più attiva), poi nel 2009 con il suo primo Ep intitolato “Libero” che propone un pop rock sincero, immediato ma non scontato, dai testi interessanti su cui primeggia la traccia omonima che apre l’album: un’ouverture di buon rock “duro e puro”. Di questa traccia è stato realizzato un video disponibile qui e realizzato dal regista Riccardo Frediani. Ecco quanto dichiara Cremisini riguardo al clip e alla canzone: “Il video é stato realizzato a Roma in un caldo weekend. Il bambino protagonista è mio figlio Demian. Nel brano ho voluto raccontare un viaggio spirituale verso una forma di vita più vicina alla natura delle cose, che per l’essere umano si concretizza nel riavvicinarsi alla natura stessa e quindi allontanandosi da tutto ciò che é artefatto e concepito dall’uomo che inevitabilmente prima o poi degrada. Il fiore raccolto da un vaso rotto in mezzo alla strada e poi piantato nella terra verde e rigogliosa é un simbolo di vita, crescita, purezza e rinascita”.

Certamente il gruppo è un ottimo erede del rock cantautorale all’italiana e questo buon EP ci rende quanto mai ansiosi di poter ascoltare l’album di cui esso è solo un assaggio.

L’intero EP è disponibile in free download sul sito dell’artista fino al 7 luglio 2010. Nel caso arriviate troppo tardi, è disponibile su tutti i principali stores digitali.

[29 giu 2010 | No Comment | ]

Segnalo questo mio articolo, primo di una serie, apparso su Next-Station.org.

Un estratto:
Caldo. Agosto a Roma significa, notoriamente, boccheggiare dall’afa, e non era certo diverso per il 1984. L’8 agosto, in piena sera, inquadrato nell’ottica di Massenzio (la rassegna più che altro cinematografica che già da un po’ di anni animava la Capitale), si esibirono nell’arena del Circo Massimo i Tuxedomoon, in un ammasso collassato di stand commerciali che creavano confusione e labirinti mobili dentro cui prendevano posto banchi con merce di ogni tipo. Si stava sopra all’arena, comodamente seduti sulle staccionate, e ci gustavamo non solo le note ma soprattutto le immagini che la bizzarra band proponeva a un pubblico assai, a dire la verità, disorientato dalla performance. Erano già lontani, per loro, gli anni della folle sperimentazione – di pura matrice USA – ispirata dai Residents, in cui i concetti del postmoderno venivano stravolti come in un libro di Pynchon, ed era già lontano Blaine Reininger, il violinista (che poi sarebbe tornato dopo qualche lustro) cofondatore del gruppo insieme a Stephen Brown. La band fu fondata nel ’77 e l’ambito dell’elettronica ma anche del teatro, una formidabile commistione in grado di dare spessore al discorso sperimentale che stava a cuore ai due cofondatori, finì per essere presto il marchio di fabbrica di quel particolare ensemble: i suoni caldi e analogici del sax di Brown e del violino di Reininger si mescolavano con l’elettronica, allora davvero agli albori ma già in grado di esprimersi su livelli di programmazione di drum machine, sonorità secche e digitali apparentemente distaccate, in grado di legarsi perfettamente con l’umanità degli strumenti a fiato e a corda…

[26 giu 2010 | No Comment | ]

Data uscita: gennaio 2010

Etichetta: The Prisoner Records

Sito web: www.myspace.com/enricobrizzienumero6

Ho avuto un’esperienza negativa con i reading. O troppo noiosi o talmente superficiali da farmi solo imbestialire per il tempo perso ad ascoltare. Appena ho letto il nome di Enrico Brizzi, ho temuto il ripetersi di situazioni passate (nonostante abbia trovato piacevole Tre ragazzi immaginari, è uno scrittore che non rientra nei miei gusti letterari, succede) e invece mi sono sorprendentemente ricreduta.

La storia è tratta dal libro omonimo dello scrittore bolognese (da cui è stato tratto anche una graphic novel) in cui viene messa su carta la storia di un gruppo di amici che si avventurano in un trekking lungo la via Francigena a cui si aggrega un ospite indesiderato, tale Bernhard Hartmann, incontrato in un ricovero per pellegrini svizzero.

Si ripete il topos delle storie brizziane (l’amicizia virile in mezzo alle varie traversie della vita, impreviste o cercate) e qui sta l’unico punto debole del CD (un punto debole opzionale, a seconda dell’opinione personale verso l’opera dello scrittore) insieme allo scivolone (ritengo voluto) di un tedesco che in un accesso d’ira compita il suo nome con i nomi delle città. Per quanto riguarda il resto, non posso far altro che lodare sia i Numero6 che Brizzi per essere riusciti a trasporre in musica questa storia con delle scelte melodiche sempre azzeccate alla situazione e dei testi dal doppio narratore (il narratore vero e proprio + i fan di Bern) che coinvolgono fortemente l’ascoltatore. La mia preferita è Peggio delle piattole: anch’io, come i protagonisti, trovo Bern pesante come pochi.

Per farvi una vostra opinione, vi invito a visitare i siti dei Numero6 (www.numero6.com), di cui aspetto al più presto il nuovo album che uscirà entro l’anno, e di Brizzi (www.enricobrizzi.it) dove potete trovarlo in download gratuito.

[20 giu 2010 | No Comment | ]

Lunacy Box – Lunacy Box
Etichetta: New model label
Data di uscita: Giugno 2009
Sito Web: www.myspace.com/lunacybox

I Lunacy Box sono una band “Gothic Pop”, con minuscole influenze New Wave, formatasi in Emilia.
“Lunacy Box” è la loro prima opera che è uscita esattamente un anno fa, ma questo non importa poiché l’album ha ancora un forte impatto, quasi immediato, sull’ascoltatore.
L’aspetto fondamentale che si coglie fin dal primo ascolto è sicuramente la voce femminile che domina dall’inizio fino alla fine dell’album: una voce intensa e profonda che ricorda tanto la voce di un’altra cantante, italiana, del genere, ovvero Cristina Scabbia dei Lacuna Coil.
Le sonorità proposte dalla band variano: da suoni più violenti e pieni di rabbia, che seguono in continuazione la voce di Ms Larsen, a melodie contrastanti, in un certo senso più delicate, meno aggressive e quasi romantiche.
La determinazione e l’energia, che mostra questa band emiliana, viene esaltata traccia dopo traccia, anche se, come ogni band emergente ha alcuni difetti che possono essere superati e\o trasformati in qualità solo attraverso l’esperienza: la voce ha una propria dipendenza, ma la parte strumentale sembra ripetersi, non in continuazione ma quasi, e porta, dunque, a una certa monotonia.
Nonostante quest’ultimo aspetto c’è da dire che questi Lunacy Box sono una band valida, che ha tanta voglia di fare e che ha solo bisogno di trovare, in parte, una propria strada a livello strumentale.
Un buon album, immediato e di facile ascolto, per certi aspetti “Dark” e per altri più “tranquillo”: più adatto a un pubblico amante di questo genere chiamato “Gothic-Pop” e meno per quello della “New Wave”, dato che nell’album c’è poco\nulla.

7/10