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RadioNero

[3 apr 2008 | 12 Comments | ]

L’originale è meglio della copia? Sì.
Beh, quasi sempre. Cioè, dipende. Nella pittura probabilmente. Ma nella musica? Bisogna distinguere.
L’esecuzione di composizioni altrui sono la norma nel jazz o nella musica classica. E di solito le chiamano “standard” o “esecuzioni” (pare brutto dire che Von Karajan fa una cover di Strauss). La cover, come la intendiamo oggi, diciamo che nasce insieme al rock’n'roll. Pare infatti che negli anni ’50 alcuni brani di cantanti di colore fossero un pò troppo “spinti” per essere trasmessi dalle emittenti radiofoniche e accettati dal pubblico più adulto. Così venivano realizzate versioni edulcorate degli stessi pezzi, interpretate da cantanti bianchi (perchè il problema non erano solo i testi). E spesso erano queste le versioni che poi arrivavano al successo, “coprendo” di fatto gli originali.
Negli anni ’60 le cover diventano la norma, soprattutto quando il brano è già famoso. In Italia schiere di cantanti si costruiscono carriere reinterpretando in italiano brani d’oltreoceano sconosciuti al pubblico di casa nostra. Senza farsi troppi problemi sui diritti.
Poi il fenomeno si è via via attenuato. Oggi c’è ancora gente che deve la sua popolarità quasi esclusivamente alla creatività di altri (Bublè, Krall, & Co), ma la cover è diventata fondamentalmente un vezzo (anche se con un discreto ritorno economico), un modo per omaggiare pubblicamente i propri numi tutelari. O magari divertirsi col pubblico ai concerti.
Stasera ve ne farò ascoltare un po’. (Dalle 21.30 su RadioNation1) Più o meno note, fedeli all’originale, sorprendenti, improbabili. Nella ricerca mi sono fatto aiutare ancora una volta da Dafni. Perchè a esplorarla da soli, la terra delle cover, uno rischia di perdersi.
Nel 1972 “Yesterday” dei Beatles ne aveva già 1186.