Live
La cosa bella del Locomotiv club è che spesso vedi dei gruppi che non troveresti in apertura, altrove. E che invece se la meritano tutta: i Soviet Soviet, che vengono anche loro da Pesaro (ditemi-che-non-mi-sbaglio-è-una-serataccia) meritano qualcosa più di un ascolto. E affrontano il palco come se si fosse andati lì per loro. Chapeau.
Poco dopo si srotola il sipario per concerto del trio newyorkese A Place to Bury Strangers. E quando le luci si spengono ancora, tutta la piccola sala viene invasa dal fumo, proiettandoci in un’ora che non è solo un concerto ma una vera e propria esperienza mistica. Il fumo avvolge qualsiasi cosa, musicisti compresi, mentre iniziano a sprigionarsi le prime note dagli amplificatori e sembriamo tutti guardare verso dei fantasmi.
Senza una parola la band si lancia nel proprio set che, dopo un inizio leggermente abbottonato, si sprigiona in tutta la sua potenza. Se già dalle casse dello stereo si è travolti da questo flusso impetuoso, è live che il terzetto si dimostra una vera tempesta di suoni, di effetti, un esercito impazzito che sferza l’attacco.Persino l’ascolto del materiale in studio assume una nuova luce dopo averli visti dal vivo e al tempo stesso li si apprezza di più, ma li si sente anche leggermente in trappola, stretti nei pochi centimetri di un cd o un vinile. La voce di Oliver Ackermann, molto presente su disco, dal vivo non è parte integrante dello spettacolo, diventa quasi un brontolio, una protesta seppellita sotto un muro di suono. Un suono potente, compatto, avvolgente ma disturbante assieme: tre che fanno l’iradiddio ma solo per 50 minuti. Concertus interruptus per tutti quelli che, anche quando gli APTBS passano sudati in mezzo alla folla, si pensava facessero di più.
Un’ora e mezza con loro sarebbe un sogno imperdibile.
Setlist:
Ego Death
Deadbeat
I Lived My Life To Stand In The Shadow Of Your Heart
Onwards to the Wall
Exploding Head
You are the one
Drill It Up
Nothing Will Surprise Me
Lost Feeling
Ocean

La bellezza di certi concerti sta tutta nell’espressività dell’artista sul palco: quanto possono risultare fastidiosi i gorgheggi, talvolta? Quanto risuonano velleitari i lunghi assoli di chitarra? Dopo qualche minuto possono risultare di una bellezza asettica, senza significato, giusto un “Senti quanto siamo bravi“. Per il mio particolare gusto, le sensazioni battono i tecnicismi dieci a zero.
Nello specifico parlo dello show dei Perturbazione in quel del Circolo Magnolia, un concerto rimandato a causa tempesta di neve e preceduto da un’alluvione pomeridiana. Per fare una battuta scontata, le condizioni atmosferiche si allineano perfettamente al nome del gruppo che a dieci anni dall’uscita di “In circolo” è tornato in tour. L’album è stato rieditato, ridistribuito, ampliato, festeggiato e riaccolto dai fan della prima ora che compongono circa il 90% del pubblico presente a Segrate (insieme al solito 10% di gente he sembra capitata per caso e chiacchiera a voce alta per tutto il tempo, istigando istinti omicidi).
Quindi, l’11 Aprile 2012 i Perturbazione salgono sul palco, accolti con entusiasmo: molti dei presenti portavano un “Finalmente!” stampato in faccia. Sensazione di famigliarità: il palco – spesso roccaforte dell’artista – sembrava solo un mezzo per rialzare il gruppo e permettere a tutti di vederlo.
Attaccano con “Dieci anni dopo“, poi con “La rosa dei 20” e subito “Agosto“: un inizio esaltante, in grande stile. Quasi tutti cantano o recitano i testi. (continua…)
[le foto invece sono di Marina Ravizza allo show di Milano]
Arriva in un Estragon andato sul filo di lana sold-out, il suo ultimo disco “Blues Funeral” ha avuto ottimi responsi dalla critica ed aggiungiamoci anche la sua militanza passata in Screaming Trees e Queens of the Stone Age. Era infatti stupido perdersi la calata nel belpaese di uno dei più silenziosamente ammirabili artisti: Mark Lanegan, magnetico e a testa bassa parla poco e canta tanto. Solo cenni, solo un grazie. Ma è altro quello che ci si aspetta da lui.
La chitarra, il basso, le tastiere e la batteria sono affidati alla sua band. Lui è fermo immobile su un punto del parco e si offre a noi con la sua voce.
Si parte con il singolo del nuovo album, The Gravedigger’s Song e si prosegue per circa un’ora e mezza circa di live intenso, suonando praticamente tutto il nuovo disco e ripescando qualcosa da Bubblegum e dintorni. ovanta minuti intensi in cui lasciarsi coccolare dalle sinuose melodie di una delle voci più intriganti del panorama rock-blues mondiale, in un’atmosfera talmente intima che vede Lanegan scendere dal palco a fine concerto per autografare magliette e dischi in vendita nello store ufficiale: un altro scacco ai magliettari appostati fuori, già dopo essere stati sbeffeggiati dai Wilco poco prima.
Unica nota stonata? Le due acustiche diverse del locale: stando molto dietro (scelta causa caldo anomalo della giornata) la voce di Lanegan si sentiva molto meglio del suono impastato nei bassi come si sentiva dalla zona mixer, invece. Peccato. Che a Villafranca sia un’occasione migliore per subire il fascino della sua voce? Sicuramente.
Setlist:
1. The Gravedigger’s Song
2. Sleep With Me
3. Hit the City
4. Wedding Dress
5. One Way Street
6. Resurrection Song
7. Wish You Well
8. Grey Goes Black
9. Crawlspace (Screaming Trees cover)
10. Bleeding Muddy Water
11. Quiver Syndrome
12. One Hundred Days
13. Creeping Coastline of Lights
14. Riot in My House
15. Ode to Sad Disco
16. St. Louis Elegy
17. Tiny Grain of Truth
—Bis—
18. When Your Number Isn’t Up
19. Pendulum
20. Phantasmagoria Blues
21. Methamphetamine Blues
Durante questo sabato i Twilight Sad si sono esibiti a Firenze per la prima data del loro tour italiano. La nostra Francesca Busca era a fotografarli.
Ecco di seguito la Photogallery!
Sono le 23,30 quando sul palco del Locomotiv di Bologna sale l’anima, il fondatore, il cantante e poeta dei “pieni di grazia” Xiu Xiu (Jamie Stewart) accompagnato dalla sua band.
Il locale non è pienissimo, del resto è lunedì, ma l’atmosfera che si respira durante il live di questa band è irripetibile e incredibilmente suggestiva.
Nonostante la breve durata del live, suddivisa in brani del nuovo “Always”, classici dei primi album e due cover ben realizzate (Joy Division e Suicide), e un’acustica imperfetta, il progetto di Jamie riempirà quest’oretta con sound surreali e malati che ricorderanno l’intensità e l’oblio del clima post-punk passando dai Joy Division fino ad arrivare ai loro contemporanei Interpol.
Questa scenografia e la presenza scenica del (schizofrenico e depresso, ma anche geniale e carismatico) frontman degli Xiu Xiu si legano alla perfezione, poiché il soggetto che abbiamo di fronte esteriorizza le emozioni che prova nel preciso momento in cui esegue le sue canzoni attraverso il suo corpo e il suo sudore: è il sinonimo vivente de “il dare l’anima” quando si è su un palco.
Questo degli Xiu Xiu sarà un live travolgente e variopinto, grazie alle note – quasi- pop dell’ultimo album “Always” in netto contrasto alle atmosfere folli e ai sound più cupi ed inquietanti dei lavori precedenti: breve, ma intenso.
Poco tempo fa sono passate le Dum Dum Girls per alcuni concerti in Italia: Radionation era presente a Mirano.
Foto di Alice della Stella.




DDG
1. He Gets Me High
2. Catholicked
3. I Will Be
4. Bedroom Eyes
5. Rest Of Our Lives
6. Bhang Bhang, I’m A Bornout
7. Jail La La
8. Teardrops On My Pillow
9. Hold Your Hand
10. I Got Nothing
11. Lavender Haze
12. Sight Of You (Pale Saints cover)












