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	<title>RadioNation &#187; Live</title>
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		<title>Black Keys live in Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In cosa consiste fare la differenza, ora, nel rock? Possiamo dire che non c&#8217;è bisogno di essere innovativi per essere geniali, specie dopo il trionfale concerto dei Black Keys di Milano lunedì’ sera. Il duo rock americano che anche live conferma di essere all’altezza delle righe di inchiostro intrise di complimenti che si stanno sprecando sul loro ultimo lavoro, El Camino, Due onesti lavoratori della musica: capaci,diretti ed essenziali come spesso il rock oggi non è.
Poco le 21.30 Dan e Patrick salgono sul palco sold out dell’Alcatraz, dopo il set ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="BK" src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/s320x320/431729_10150530724258030_54638123029_9276860_2014981486_n.jpg" alt="" width="257" height="320" />In cosa consiste fare la differenza, ora, nel rock? Possiamo dire che non c&#8217;è bisogno di essere innovativi per essere geniali, specie dopo il trionfale concerto dei Black Keys di Milano lunedì’ sera. Il duo rock americano che anche live conferma di essere all’altezza delle righe di inchiostro intrise di complimenti che si stanno sprecando sul loro ultimo lavoro, El Camino, Due onesti lavoratori della musica: capaci,diretti ed essenziali come spesso il rock oggi non è.<br />
Poco le 21.30 Dan e Patrick salgono sul palco sold out dell’Alcatraz, dopo il set del gruppo spalla Portugal The Man. Il cantante e chitarrista hanno dietro di loro, defilati, i due turnisti al basso e alla tastiera. Parte il primo pezzo in scaletta, la funkeggiante “Howlin’ for you” ma la voce di Dan Auerbach non si scalderà purtroppo fino a metà set. Questo non sembra fermare l’entusiasmo dell’eterogeneo pubblico presente, da ventenni che probabilmente li hanno scoperti con la hit radiofonica “Lonely boy” che verrà suonata proprio in chiusura del set regolare quando il pubblico balla e si diverte anche in contrapposizione ai pezzi che l’hanno appena preceduta, come “Ten cent pistol”, ballata soul lunga e ammaliante, che ci mostra come anche le trovate sceniche sono basiche ma efficaci: verso la fine il pezzo le luci sul palco si spengono per diversi secondi, per poi ripartire all’improvviso sul finale. In fondo un po’ il paradigma della band, in tutto questo: i Black Keys riescono a rendere anche le cose semplici e banali emozionanti.<br />
Ma nella folla c’erano anche alcuni rocker italiani e tanti addetti ai lavori, presenti e pronti quasi a carpire e capire il fenomeno del momento, che non è un fuoco di paglia ma il frutto di lungo lavoro e passione per la musica. Ventun pezzi suonati, quasi tutti dall’ultimo album e dal precedente “Brother”, e alla fine le luci si spengono prima delle 23.30, ma i Black Keys dovrebbero tornare nel nostro paese ad agosto, anche perché l’anno scorso furono costretti a cancellare il loro tour europeo. Nel frattempo sono attesi in primavera come headliner del festival indipendente americano Coachella «Dopo sei partecipazioni da spalla ora suoniamo per ultimi: nel frattempo i nostri show sono sempre più pieni di pubblico, è una fortuna incredibile ma in dieci anni di carriera crediamo di essercela meritata. E se qualcuno storcerà il naso per il nostro successo, non ce ne importerà nulla» aveva dichiarato il batterista Carney. E a sentire ieri sera il live, al di là dei tormentoni radiofonici, la band si merita in pieno questo momento.</p>
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		<title>Live report: The Hacienda!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:32:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>G.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>
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		<category><![CDATA[The Hacienda]]></category>
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Lo scorso 13 gennaio, presso il B-Side di Cosenza,  ho avuto la piacevole sensazione di scoprire che lo scenario Britrock, in Italia, non è assolutamente morto, anzi! Ho avuto la piacevole scoperta di trovare un gruppo di miei (quasi) coetanei, una band britrock nata proprio negli anni della seconda giovinezza di questo filone musicale (metà anni 2000!), ma soprattutto una band che ha assorbito il meglio della perfida Albione proprio come una spugna asciutta sull&#8217;acqua.
Signori e signore il nome di questa band è, per chi ancora non lo conoscesse o ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.radionation.it/wp-content/uploads/The-Hacienda.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-14310" src="http://www.radionation.it/wp-content/uploads/The-Hacienda-1024x768.jpg" alt="" width="562" height="422" /></a></p>
<p><strong>L</strong>o scorso 13 gennaio, presso il B-Side di Cosenza,  ho avuto la piacevole sensazione di scoprire che lo scenario Britrock, in Italia, non è assolutamente morto, anzi! Ho avuto la piacevole scoperta di trovare un gruppo di miei (quasi) coetanei, una band britrock nata proprio negli anni della seconda giovinezza di questo filone musicale (metà anni 2000!), ma soprattutto una band che ha assorbito il meglio della perfida Albione proprio come una spugna asciutta sull&#8217;acqua.<br />
Signori e signore il nome di questa band è, per chi ancora non lo conoscesse o non lo avesse capito, <strong>The Hacienda</strong>!<br />
Il venerdì, sopra citato, ho avuto l&#8217;occasione di assistere per la prima volta ad un loro live show; prima di allora avevo sentito parlar bene di loro, &#8220;hanno aperto ai Beady Eye, ai Kasabian ecc..&#8221;, ho ascoltato le tracce del loro album, <strong>Picking pennies off the floor</strong> (<em>Black Candy Records 2011</em>), ma mai ascoltati live. Prima del loro show, ho avuto modo di intervistarli o, meglio, di far due chiacchiere con loro.<br />
Ascoltando le loro canzoni ho avuto la sensazione di trovarmi davanti un mix tra Arctic Monkeys, Corals e ovviamente chiedo le loro influenze: Oasis, la musica inglese dei &#8217;60s, le nuove leve dei primi anni 2000, ma ancora tanto altro.<br />
Passiamo a parlare delle loro esperienze su i grandi palchi, quelle divisi con i Beady Eye, i Kasabian, tra gli altri: ovviamente una grande, grandissima esperienza e tanta emozione.<br />
Negli anni hanno avuto anche occasione di fare un tour nel Regno Unito, dove l&#8217;approccio del pubblico era differente da quello italiano; anche la gente era di età più grande, gente che aveva magari visto e vissuto concerti e band di cui, noi giovani, apprendiamo dalle varie fonti a nostra disposizione. Proprio in uno di questi live, si trovava ad ascoltarli<em> Andy Rourke</em> degli Smiths, che successivamente li ha invitati e intervistati per ALL FM Radio.<br />
Appassionati dalle esperienze di questa terra, mi confidano il progetto di trasferirvisi almeno per un anno, nello specifico, a Chorlton, nei pressi di Manchester. Tra i progetti futuri anche la ristampa in vinile di uno dei loro lavori, con l&#8217;aggiunta di una cover soul, e successivamente un tour con i <strong>Weeman</strong> di Carlo Pastore.<br />
La chiacchierata è lunga, specialmente perchè sono un fan del britrock in mezzo ad altrettanti fan(!), ma ad un certo punto dobbiamo fermarci: devono prepararsi per salire sul palco.<br />
Un&#8217;ultima domanda: cosa ascoltano gli Hacienda ultimamente o un disco consigliato?! La risposta: <em>Balck Keys, El Camino</em>!<br />
Passiamo ora al live, che anticipa il djset del poliedrico e &#8220;flanelloso&#8221; <strong>Fabio Nirta</strong> e su cui tornerò a parlare tra poco.<br />
Scambio di complimenti tra l&#8217;organizzatore e il gruppo, legati da una passione per il Wrestling, il gruppo inizia carico con <em>You Might Be Wrong, </em>prima traccia del loro album.<br />
Professionali, precisi, carichi, impeccabili e a tratti trascinatori; dico a tratti perchè alternano canzoni più rock a canzoni più pop, accompagnate, anziche dalle distorsioni delle chitarre elettriche, da chitarra acustica e a volte, anzichè la tastiera, una diamonica!<br />
Impeccabili anche i fonici, ormai esperti, del B-Side di Cosenza.<br />
A metà scaletta <em>1 AM</em>, uno dei pezzi più conosciuti della band e sicuramente uno dei pezzi con cui difficilmente riesci a stare totalmente fermo: io stesso, nonostante fossi intento a &#8220;gustarmi&#8221; il live, avevo difficoltà a tener fermo il piedino e le braccia che cercavano di seguire a tratti il movimento di quelle del batterista a tratti quello delle chitarre!<br />
L&#8217;elemento caratterizzante, sicuramente, di questa band è l&#8217;uso dei cori, precisi, mai invadenti e ben azzeccati, che non stonano mai e che sono presenti in tutte le loro canzoni.<br />
A testimonianza delle loro capacità, la richiesta di organizzatore e pubblico di fare un bis: la voglia era quella di riascoltare l&#8217;intera scaletta, la possibilità è stata quella del bis di tre brani. Spicca, tra le 16 canzoni della scaletta, <em>Here in the sand</em>, brano accompagnato dalle linee melodiche della chitarra acustica e vicina al sound dei Verve di Mr Ashcroft.<br />
Se dovessi dare un voto a questo live sicuramente sarebbe un bell&#8217;8!<br />
A fine live faccio i complimenti ad ognuno di loro per la propria prestazione e ci salutiamo con l&#8217;augurio di rivederci ad uno dei prossimi live!</p>
<p>Come anticipato, una piccola nota sull&#8217;organizzazione: scambiando due chiacchiere con l&#8217;organizzatore dell&#8217;evento, Fabio Nirta, mi accorgo e mi racconta di quanto sia difficile organizzare qualcosa di simile in un contesto dove sei l&#8217;unico a muoversi e a darsi da fare per offrire al pubblico varietà e qualità di artisti: un grande grandissimo applauso a chi lavora seriamente per il nostro, di tutti, intrettenimento!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Scaletta:</strong></p>
<ol>
<li><em>You might be wrong</em></li>
<li><em>Little boy</em></li>
<li><em>Yesterday&#8217;s paper</em></li>
<li><em>We&#8217;re supposed to be</em></li>
<li><em>Nova</em></li>
<li><em>59</em></li>
<li><em>Mexican salad</em></li>
<li><em>Last bus</em></li>
<li><em>1 AM</em></li>
<li><em>Time machine</em></li>
<li><em>Here in the sand</em></li>
<li><em>Mrs Nobody</em></li>
<li><em>Later on demand</em></li>
<li><em>Conversation less</em></li>
<li><em>Heat wave</em></li>
<li><em>Sundown</em></li>
</ol>
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		<title>Don Turbolento @ Latte+ Brescia</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 11:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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Prima di tutto: se siete di Torino, se vi piace la buona musica elettronica (per una volta targata Italia), se volete passare un’ora in compagnia di buona musica, domani sera andate, anzi correte a vederli al Blah Blah. Poi, se siete di altre città, se dopo aver letto le righe seguenti e se vi è venuta voglia di sentire un buon concerto, andate a leggere se siete tra le poche città fortunate ad ospitare un loro live.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radionation.it/wp-content/uploads/1327100998359.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-14092" src="http://www.radionation.it/wp-content/uploads/1327100998359-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Prima di tutto: se siete di Torino, se vi piace la buona musica elettronica (per una volta targata Italia), se volete passare un’ora in compagnia di buona musica, domani sera andate, anzi correte a vederli al Blah Blah. Poi, se siete di altre città, se dopo aver letto le righe seguenti e se vi è venuta voglia di sentire un buon concerto, andate a leggere se siete tra le poche città fortunate ad ospitare un loro live.<br />
Dopo questa premessa posso iniziare. I Don Turbolento, con il primo disco non mi avevano fatta impazzire; si sentiva che c’era qualcosa di buono, ma ancora non espresso al massimo. Invece con il secondo disco, Attack!, è proprio tutta un’altra musica. E nel live si sente eccome. Li ho visti venerdì scorso al Latte+ di Brescia, giocano in casa e si vede che il pubblico gli vuole bene. Iniziano con la prima traccia del disco, What I CAN, che qui fa una specie di introduzione a tutto quello che ha da venire. Poi da lì si parte, con i ritmi accellerati e come se fossimo in corsa, ma di quelle che si fanno in discesa, dove più si corre e più si prende velocità. Uno dopo l’altro, i brani di Attack! si susseguono, anzi si rincorrono. L’accattivante Attack!, la teutonica Tanzen Dusseldorf, Evil Heaven,quella che a me ricorda tanto i Pulp, che qui sembra dare un po’ di respriro in questa corsa che stiamo facendo, mentre fuori c’è il gelo per terra, dentro sembra di essere in un prato enorme a luglio!<br />
Però non è ancora finita, dopo aver preso fiato riprendiamo a muoverci con Don’t talk, SMS in a bottle, Don T, This time e Mean it. Ancora una pausa con la stupenda Desert Line, che nel disco è accompagnata dalla voce di Max Collini e che dal vivo, purtroppo manca.<br />
Come dicevo un’ora di concerto che vale davvero la pena di vedere e non mi resta che sperare che aggiungano altre date per poterli rivedere, anche perché sarei curiosa di vederli in contesti un po&#8217; più grandi come il Tunnel qui a Milano.</p>
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		<title>S.C.U.M @ Covo Club</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 16:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tere Effe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[S.C.U.M]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì sera ho assistito al concerto di una delle band più in voga negli ultimi mesi, almeno per quanto riguarda il genere Post-Punk Revival e Art Rock: i giovanissimi S.C.U.M che presentano sul palco del Covo il loro (bellissimo) esordio &#8220;Again Into Eyes&#8221;.

Di questa band hanno parlato in tanti, sempre in maniera molto positiva come se fossero l&#8217;innovazione in carne e ossa, ma, come dico sempre, è live che bisogna testare la validità e la grandezza di una band.
Gli S.C.U.M sono capitanati da Thomas Cohen, frontman che sul palco ricorda, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì sera ho assistito al concerto di una delle band più in voga negli ultimi mesi, almeno per quanto riguarda il genere Post-Punk Revival e Art Rock: i giovanissimi <strong>S.C.U.M</strong> che presentano sul palco del Covo il loro (bellissimo) esordio <strong>&#8220;Again Into Eyes&#8221;</strong>.</p>
<p><a href="http://borntobeadancer.files.wordpress.com/2012/01/p1200038.jpg"><img src="http://borntobeadancer.files.wordpress.com/2012/01/p1200038.jpg" alt="" width="500" height="666" class="aligncenter size-full wp-image-1364" /></a></p>
<p>Di questa band hanno parlato in tanti, sempre in maniera molto positiva come se fossero l&#8217;innovazione in carne e ossa, ma, come dico sempre, è live che bisogna testare la validità e la grandezza di una band.<br />
Gli S.C.U.M sono capitanati da Thomas Cohen, frontman che sul palco ricorda, e non poco, Faris Badwan dei The Horrors.<br />
Sfortunatamente il live non mi entusiasma granché, sonorità a parte che riescono sempre e comunque ad attirare la mia attenzione forse proprio perché uno dei generi che più adoro: sono la copia più giovane della band di Faris;  la voce del frontman inizialmente non si sente e, quando finalmente le questioni tecniche si risolvono, arriva un Brian Molko con un palo ficcato chissà dove (immaginate) che canta; addirittura anche Huw Webb si muove come il fratello (Spider Webb).</p>
<p><a href="http://borntobeadancer.files.wordpress.com/2012/01/p1200025.jpg"><img src="http://borntobeadancer.files.wordpress.com/2012/01/p1200025.jpg" alt="" width="500" height="666" class="aligncenter size-full wp-image-1365" /></a></p>
<p>Quello che infastidisce di più della band, oltre alla voce che si spera possa migliorare con l&#8217;esperienza, è il loro atteggiamento sul palco; cioè: sono davvero una seconda versione di altre band del genere (sound ripetuti e giochi di luce copiati che creano le atmosfere evocative tipiche di questo revival) e questo può far pensare a una ben poca immaginazione e creatività.<br />
Gli S.C.U.M non sono da escludere completamente come live band, poiché si possono prendere in riferimento le  sonorità, nonostante siano ben lontane dall&#8217;innovazione e vengano ripetute più volte nel corso dello show, molto cupe, sognanti e in grado di coinvolgere  i presenti; inoltre si nota l&#8217;energia della batterista, l&#8217;unica che improvvisa leggermente di più rispetto agli altri componenti, e l&#8217;espressività del gruppo che mostra -almeno- qualche piccola emozione.<br />
Potete amare la bellezza del frontman e potete giustificarli con il fatto che si dedicano a un genere che non sempre &#8220;suona bene&#8221; in certi locali, oppure con un &#8221; ma sono giovani e hanno bisogno di esperienza&#8221;: questi ragazzi devono trovare una propria strada da seguire e suonare live il più possibile, o si può affermare con sicurezza che sono solo la solita band revival da studio.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/tereeffe/sets/72157628966836601/with/6735834511/" title="Foto" target="_blank"> Foto</a></p>
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		<title>Verdena live a Firenze.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 20:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccovi le foto del concerto di Firenze scattate dalla nostra Laura Pietosi.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccovi le foto del concerto di Firenze scattate dalla nostra Laura Pietosi.<br />
<object width="400" height="300" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fspalatoredinuvole%2Fsets%2F72157628371152295%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fspalatoredinuvole%2Fsets%2F72157628371152295%2F&amp;set_id=72157628371152295&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="400" height="300" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" flashvars="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fspalatoredinuvole%2Fsets%2F72157628371152295%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fspalatoredinuvole%2Fsets%2F72157628371152295%2F&amp;set_id=72157628371152295&amp;jump_to=" allowFullScreen="true" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Envy@XoYo, Londra, 26 ottobre 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 15:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicole</dc:creator>
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		<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Envy]]></category>
		<category><![CDATA[London]]></category>
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		<description><![CDATA[I concerti hardcore sono qualcosa che è bello godersi nell&#8217;inferno sonoro e sudato delle prime file ma sono ancora più succosi se contemplati ad una certa distanza. Le onde sonore rimangono ad un livello di potenza talmente autorevole che l&#8217;orlo dei pantaloni rimane comunque in vibrazione continua, ma lo spettacolo del gruppo che &#8216;ci dà dentro&#8217; è qualcosa di irrinunciabile! Quella lontana sera di fine ottobre, in quel indecente scantinato che è lo XoYo (orrendo), i giapponesi Envy hanno aggredito con decisione le mie orecchie e la mia mente mentre ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://livemusic.fm/sites/default/files/imagecache/node_thumb/remote_images/-userserve-ak.last.fm-serve-_-6711471-Envy.jpg" alt="" width="355" height="200" />I concerti hardcore sono qualcosa che è bello godersi nell&#8217;inferno sonoro e sudato delle prime file ma sono ancora più succosi se contemplati ad una certa distanza. Le onde sonore rimangono ad un livello di potenza talmente autorevole che l&#8217;orlo dei pantaloni rimane comunque in vibrazione continua, ma lo spettacolo del gruppo che &#8216;ci dà dentro&#8217; è qualcosa di irrinunciabile! Quella lontana sera di fine ottobre, in quel indecente scantinato che è lo XoYo (orrendo), i giapponesi Envy hanno aggredito con decisione le mie orecchie e la mia mente mentre penzolavo nel mio angolino preferito. Loro intanto si dimenavano, urtando (in)volontariamente contro colonne e muri, impegnati nel far uscire tutta la loro musica su quel microscopico palco.</p>
<p>E&#8217; comprensibile essere spaventati da una definizione quale screamo (per dirla in breve, è un sottogenere del harcore punk con stretti legami con emo e post hardcore/punk/rock), soprattutto se proveniente da un Paese così diverso come il Giappone. Il fatto che chi li pubblica in Europa sia l&#8217;etichetta Rock Action (quella dei Mogwai &lt;3) aiuta tantissimo a formulare un giudizio iniziale. La musica che ci offrono i nostri amici nipponici presenta le stesse caratteristiche degli alfieri di Glasgow e, in parte (soprattutto in <em>Recitation</em>), dei loro compari texani, gli Explosions in the sky: muri sonori insormontabili e densi, spezzati da pause struggenti e puntellati dalla parlata/urlata assolutamente incomprensibile (per me) di Fugawaga Tetsuya. Tuttavia la sensibilità della proposta si discosta dai riferimenti occidentali per prendere una piega di estetica zen.  L&#8217;idea che mi sono fatta è che la bellezza dei particolari da cogliere è grande ma estremamente eterogenea e riuscire ad entrare nel corretto stato d&#8217;animo per percepire i singoli elementi come sistema durante il live è stato impegnativo. Infatti il mio livello di coinvolgimento ha tardato fortemente a raggiungere l&#8217;apice e la scarsa durata del concerto (una piaga che si sta diffondendo senza sosta) non ha aiutato.</p>
<p>In ogni caso tanto di cappello agli Envy che hanno presentato una setlist (<a href="http://www.setlist.fm/setlist/envy/2011/xoyo-london-england-5bd1b754.html">questa</a>) senza cali emozionali e senza interruzioni per dire cose a cui il pubblico non era affatto interessato. Inoltre grazie per il bis fatto alla faccia degli addetti alla sicurezza enormi&amp;alterati perché alle 22:30 devono stare tutti fuori da quella topaia dell&#8217;east end. Anziani.</p>
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		<title>Dirty Beaches live at Calamita, Cavriago</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 23:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa c’entra un 8.6 di Pitchfork in un posto conosciuto per le liriche degli Offlaga Disco Pax per la sua toponomastica leninista? Non lo sappiamo, ma Cavriago ha ospitato uno dei due live autunnali di Dirty Beaches, dentro il Calamita. Ad apertura il progetto Boxeur de Coeur, al debutto assoluto, dandoci anticipazioni molto interessanti. Poi il ragazzone canadese e di natali taiwanesi sale sul palco: dapprima timidone con ancora addosso il cappotto appena sistema gli strumenti col suo compare al sax, poi gigante dalla presenza scenica formidabile; il suo è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Dirty Beaches live at Calamita, Cavriago by franfiorini, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/franfiorini/6272650402/"><img class="alignleft" src="http://farm7.staticflickr.com/6215/6272650402_f1f085b127_m.jpg" alt="Dirty Beaches live at Calamita, Cavriago" width="240" height="180" /></a>Cosa c’entra un 8.6 di Pitchfork in un posto conosciuto per le liriche degli Offlaga Disco Pax per la sua toponomastica leninista? Non lo sappiamo, ma Cavriago ha ospitato uno dei due live autunnali di Dirty Beaches, dentro il Calamita. Ad apertura il progetto Boxeur de Coeur, al debutto assoluto, dandoci anticipazioni molto interessanti. Poi il ragazzone canadese e di natali taiwanesi sale sul palco: dapprima timidone con ancora addosso il cappotto appena sistema gli strumenti col suo compare al sax, poi gigante dalla presenza scenica formidabile; il suo è un set geniale, perché Alex ha dei riferimenti sonori che rielabora a mano a mano con delle idee attraverso la sua voce da redivivo Elvis noir-rockabilly, ed il live è pura piacevolezza punk psichedelica minimale.<br />
Il live scorre attraverso l’immaginifico trittico &#8220;Speedway King&#8221;, &#8220;Horses&#8221; e &#8220;Sweet 17&#8243; per poi approdare a ballate lo-fi come True Blue&#8221; per concludere con la tetra “Hotel” dilatata fino a sporcare tutta la materia circostante sebbene, a primo ascolto, il concerto ingrana in modo un po’ complesso all’ascolto, a causa di quella produzione piatta che strizza un po’ l’occhio al blues casalingo. Completano la ricetta i riverberi vocali, la presa di posizione electro vintage, il percussionismo minimale, le basi campionate, il sax che si inserisce di soppiatto per poi intromettersi, ivolumi sparati a palla, pettine e gel per i capelli, microfono e chitarra vintage messa lì a far rumore.<br />
“Volete una canzone nuova o una cover?” finisce a chiedere dopo il primo encore, per poi finire a fare entrambe, per un’ora e dieci circa di concerto. Pieno, generoso, volto a farsi conoscere da chi anche era lì per caso e ne è rimasto sorpreso, sembra. Ci piace.</p>
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		<title>Rihanna live al Palaisozaki Torino</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 18:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[Lustrini, grandi luci, pailettes e l’occhiolino a tanta sensualità. Ecco come ha inaugurato la prima delle due date italiane domenica sera al PalaOlimpico di Torino Rihanna, la cantante delle Barbados che ha portato anche nel nostro paese il suo “Loud Tour”, che lunedì sera è sbarcato anche al Forum di Assago di Milano, dopo aver portato la cantante in giro per il mondo con oltre 100 date e una grande sequela di sold out.
Rihanna è stata introdotta dal deejay scozzese Calvin Harris, con il quale ha recentemente collaborato nel suo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Rihanna live at Palaisozaki Torino by franfiorini, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/franfiorini/6499501205/"><img class="alignleft" src="http://farm8.staticflickr.com/7164/6499501205_f5ae6b02f4_m.jpg" alt="Rihanna live at Palaisozaki Torino" width="240" height="180" /></a>Lustrini, grandi luci, pailettes e l’occhiolino a tanta sensualità. Ecco come ha inaugurato la prima delle due date italiane domenica sera al PalaOlimpico di Torino Rihanna, la cantante delle Barbados che ha portato anche nel nostro paese il suo “Loud Tour”, che lunedì sera è sbarcato anche al Forum di Assago di Milano, dopo aver portato la cantante in giro per il mondo con oltre 100 date e una grande sequela di sold out.<br />
Rihanna è stata introdotta dal deejay scozzese Calvin Harris, con il quale ha recentemente collaborato nel suo ultimo disco uscito da meno di un mese “Talk Talk Talk”, che ha scaldato i dodicimila accorsi al Palaisozaki. Durante le sue quasi due ore di uno spettacolo completamente stupefacente, basato su luci, coriandoli e grandi trovate scenografiche, senza momenti vuoti e coadiuvata da una band e otto ballerini, la cantante ha  la cantante barbadiana è salita sul palco sulle note di “Only Girl (In The World)” iniziano uno spettacolo di due ore che ha conquistato il pubblico presente che ha risposto con una partecipazione calorosa: un palco mutevole con diverse scenografie e i numerosi cambi d’abito  hanno accompagnato l’esibizione di Rihanna che ha proposto i suoi maggiori successi e alla fine della serata anche l’ultimissimo “We found love” singolo che ha anticipato l’uscita di “Talk That Talk” il suo ultimo album pubblicato il 21 Novembre.<span id="more-13591"></span><br />
Un’esibizione che come al solito è energica e molto sensuale come nella natura della cantante: coreografie ed effetti speciali a contorno ai suoi maggiori successi della sua carriera dagli esordi a oggi: “Man Down”, “S&amp;M”, “Umbrella”, “Rude Boy”, “What’s My Name” e anche “Darlin Nikki” di Prince, evidenziando la carica sensuale della canzone con dei balletti che schicciavano molto l’occhio al lesbo-chic.<br />
Numerosi anche i cambi d’abito durante il concerto: ben cinque. Salita sul palco con un impermeabile blu elettrico che presto ha lasciato posto ad un colorato bikini ricoperto di perline, per poi passare nei momenti più emozionanti a un lungo abito dorato che fasciava le sue curve: Rihanna ha saputo ancora una volta ammaliare il suo pubblico ed ha interagito molto con tutti i suoi fan presenti nelle prime file. “Torino, siete una delle folle più belle mai viste, e vi giuro che non lo dico tutte le sere” dice poco prima di congedarsi e scaldare il pubblico a scatenarsi sulle note del suo ultimo singolo in chiusura di concerto. Il live torinese della cantante è stata l’occasione per assistere ad uno spettacolo grandioso che conferma il successo commerciale di una delle artiste che stanno scrivendo la storia della musica pop degli anni Duemila.<br />
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Setlist<br />
Only Girl (In The World)<br />
Disturbia<br />
Shut Up And Drive<br />
Man Down<br />
Darling Nikki<br />
(Prince cover)<br />
S&#038;M<br />
Skin<br />
Raining Men<br />
Hard<br />
Breakin&#8217; Dishes<br />
Run This Town/Live Your Life<br />
Unfaithful<br />
Hate That I Love You<br />
California King Bed<br />
What&#8217;s My Name?<br />
Rude Boy<br />
Cheers (Drink To That)<br />
Don&#8217;t Stop The Music<br />
Take A Bow<br />
Encore:<br />
Love The Way You Lie (Part II)<br />
Umbrella<br />
We Found Love </p>
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		<title>dEUS live at Estragon Bologna</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 21:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[dEUS]]></category>
		<category><![CDATA[Estragon]]></category>

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		<description><![CDATA[
I dEUS sono abituati al nostro paese.
Sul palco dell’Estragon si è visto parecchio dinamismo ad opera dei dEUS, giunti in Italia con due date per presentare il nuovo lavoro “Keep you close” uscito a settembre.
Stéphane Misseghers, poco prima del primo concerto della tournée, che ci ha raccontato come è stato lavorare all’ultimo disco e ci ha dato alcune anticipazioni sul live. Misseghers racconta in toni entusiastici quello che sarà lo show che raggiungerà anche l’Italia: “Abbiamo fatto un album di gusto cinematografico, proprio come se si stesse raccontando una storia. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="tom barman" src="http://farm8.staticflickr.com/7147/6491779349_247337dc58_m.jpg" alt="" width="160" height="240" /></p>
<p>I dEUS sono abituati al nostro paese.</p>
<p>Sul palco dell’Estragon si è visto parecchio dinamismo ad opera dei dEUS, giunti in Italia con due date per presentare il nuovo lavoro “Keep you close” uscito a settembre.</p>
<p>Stéphane Misseghers, poco prima del primo concerto della tournée, che ci ha raccontato come è stato lavorare all’ultimo disco e ci ha dato alcune anticipazioni sul live. Misseghers racconta in toni entusiastici quello che sarà lo show che raggiungerà anche l’Italia: “Abbiamo fatto un album di gusto cinematografico, proprio come se si stesse raccontando una storia. Sai, Tom, il nostro frontman, è anche un regista e credo che questo stavolta si rifletta molto in quello che abbiamo concepito. Suoneremo per più di due ore, facendo tutto l’album nuovo e alcune delle nostre canzoni storiche, tutto accompagnato da luci ed effetti visivi studiati per esaltare la musica”. (l&#8217;intervista completa <a href="http://radiosglaps.tumblr.com/post/13751350663/this-is-my-interview-with-stephane-misseghers-from">per ora in audio su Radiosglaps</a>)</p>
<p>Il quintetto di Aversa sin dall’inizio ha fatto sentire ritmi quasi da discomusic, con il cantante Tom Barman a sottolinearli in un impeccabile italiano dicendo “Discoteca! Discoteca”, mescolati alle tinte tenebrose, al rock a fior di pelle e al gusto melodico che sono le specialità della band: una musica che attinge da molteplici fonti restando però decisamente personale. Sul palco il vero mattatore resta sempre Barman: stiloso, carismatico, teatrale mentre si dimena con la chitarra o enfatizza con le percussioni la voce roca e suggestiva perfetta per le sue canzoni di sapore sempre un po’ cinematografico. Pezzi amplificati anche dai vocalizzi animaleschi del chitarrista Mauro Pawlowski, coadiuvato anche dal multistrumentista Klaas Janzoons. Per i bis Barman si presenta adrenalinico e alquanto su di giri, e chiudono con “Suds and soda”, il loro più vecchio successo che ormai risale a diciassette anni fa, poi acclamato dal pubblico decide di uscire e regalare ancora due pezzi sforando le due ore di concerto e ventidue pezzi in totale. Ancora avvincenti, belli da vedere e da ascoltare, assolutamente in controllo dei loro mezzi. Tutt’altro che bolliti o stanchi del ventennio di carriera, i belga meritano rispetto e attenzione per quello che riescono ancora a dare sul palco alla musica.</p>
<p>Le foto sono di <a href="http://www.flickr.com/photos/spalatoredinuvole">Laura Pietosi</a>.</p>
<p>Setlist:<span id="more-13562"></span><br />
The Final Blast<br />
The Architect<br />
Constant Now<br />
Oh Your God<br />
Slow<br />
Second Nature<br />
Instant Street<br />
If You Don&#8217;t Get What You Want<br />
Dark Sets In<br />
Magdalena<br />
Twice (We Survive)<br />
Ghost<br />
Keep You Close<br />
Sister Dew<br />
Little Arithmetics<br />
Bad Timing<br />
Encore:<br />
The End Of Romance<br />
Sun Ra<br />
Fell Off the Floor, Man<br />
Suds &amp; Soda<br />
Encore 2:<br />
Easy<br />
Hotellounge (Be The Death Of Me)</p>
<p><object width="400" height="300" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fspalatoredinuvole%2Fsets%2F72157628370235947%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fspalatoredinuvole%2Fsets%2F72157628370235947%2F&amp;set_id=72157628370235947&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="400" height="300" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" flashvars="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fspalatoredinuvole%2Fsets%2F72157628370235947%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fspalatoredinuvole%2Fsets%2F72157628370235947%2F&amp;set_id=72157628370235947&amp;jump_to=" allowFullScreen="true" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Aucan live @ new age club</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 16:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vibes</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[

(ph: @fefole)

Per un palco come il New Age gli AUCAN sono una presenza insolita, la prima tappa dopo il loro tour francese li han portati in un club che solitamente non è famoso per questo genere di live.
Neri ed oscuri come il titolo del loro album ed incappucciati come membri di una massoneria maligna fanno subito capire che non hanno buone intenzioni.
Appena li senti entri nella loro dimensione. Una dimensione che definire electro è poco. Una trasposizione della decadenza di un noir suburbano miscelata ad ansia, potenza e pathos. Ecco ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.radionation.it/wp-content/uploads/DSC_0058.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13440" src="http://www.radionation.it/wp-content/uploads/DSC_0058.jpeg" alt="" width="504" height="336" /></a></div>
<div></div>
<div>(ph: <a href="http://twitter.com/#!/fefole" target="_blank">@fefole</a>)</div>
<div>
Per un palco come il New Age gli AUCAN sono una presenza insolita, la prima tappa dopo il loro tour francese li han portati in un club che solitamente non è famoso per questo genere di live.</div>
<div>Neri ed oscuri come il titolo del loro album ed incappucciati come membri di una massoneria maligna fanno subito capire che non hanno buone intenzioni.</div>
<div><a href="http://www.radionation.it/wp-content/uploads/DSC_0079.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13439" src="http://www.radionation.it/wp-content/uploads/DSC_0079-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Appena li senti entri nella loro dimensione. Una dimensione che definire electro è poco. Una trasposizione della decadenza di un noir suburbano miscelata ad ansia, potenza e pathos. Ecco pathos e potenza. Tutto studiato per un climax musicale che ti fa implodere. Ti vibrano le ossa e la pelle. Non ti agiti, non ti muovi non scuoti la testa. Un muro sonoro che ti sovrasta, ti colpisce e ti frastorna. Non realizzi quello che succede ma capisci che è qualcosa di nuovo e potente. Incredibilmente potente.</div>
<div>La batteria dietro ma in centro a ricordarci dove sta il loro cuore musicale, vengono sfoderati synth di grosso calibro e chitarre rigorosamente ai lati.</div>
<div>L&#8217;ottima e coreografica esecuzione del live porta su altri livelli di suono pezzi come Storm, Sound</div>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-13441" src="http://www.radionation.it/wp-content/uploads/DSC_0067-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<div>Pressure Level ed Heartless e sulla svolta non troppo scontata dubstep di Away porta una nota minimamente danzereccia; solo pochi ondeggiamenti di testa vengono concessi.</div>
<div>Per chiudere la serata djset di Tyler de Naag, presenza altrettanto oscura e misteriosa, con pezzi dubstep nè troppo ricercati nè troppo banali arrivando ad un ottimo compromesso per non scontentare il dancefloor.</div>
<div>Un live assolutamente potente, smaliziato, oscuro ed unico.</div>
<div>Consumarsi preferibilmente a volumi alti.</div>
<div>info : <a href="http://it-it.facebook.com/AUCANOFFICIAL" target="_blank">http://it-it.facebook.com/AUCANOFFICIAL</a></div>
<div>
<div style="text-align: right">Luca Vibes Milan</div>
</div>
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