Interviste
1) che ci fanno quattro brasiliani a Milano? cos’è avevate voglia di annoiarvi?
Abbiamo fatto un percorso veramente particolare prima di arrivare qui. Quando siamo partiti dal Brasile non immaginavamo che un giorno saremmo finiti in Italia.
Dobbiamo dire però che da quando siamo arrivati qua ci è capitato di tutto, non abbiamo
mai avuto il tempo di annoiarci.
2. Parlateci un po’ di voi, come nascono i Selton?
Ognuno di noi stava viaggiando per l’Europa e ad un certo punto siamo capitati tutti nello stesso momento per caso a Barcellona. Sicomme ci conoscevamo già dal Brasile (siamo tutti e quattro della stessa città) ci siamo trovati un giorno e, chiacherando sul da farsi a Barcellona abbiamo avuto l’idea di mettere su un gruppo e iniziare a suonare per strada. Da lì è partita la nostra storia, suonando al Parco Güell 5 volte a settimana per ore e ore. Abbiamo fatto questo per due anni fino al giorno in cui ci hanno visto quelli della produzione di Italospagnolo (trasmissione di Fabio Volo per MTV che all’epoca veniva girata a Barcellona) ci hanno visto ed è iniziato il nostro rapporto con l’Italia.
3• in banana à milanesa avete avuto l’onore di collaborare, per quanto riguada la composizione dei brani, con Enzo Jannacci, Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto. raccontateci come è andata.
Per un anno circa abbiamo vissuto tra Barcellona e Milano. Proprio in questo periodo
abbiamo iniziato ad ascoltare tanta musica italiana per capire un po’ il posto con cui
stavamo dialogando. Quando abbiamo scoperto i pezzi di Jannacci, ci siamo subito
identificati. Tramite la sua composizione abbiamo capito che usare l’umore per parlare di
temi tosti era una qualcosa che ci apparteneva. Quindi abbiamo iniziato a tradurre i suoi
pezzi e registrarli. (continua…)
A Bologna, sabato scorso, ho avuto modo di intervistare Liam Fray, cantante dei Courteeners, e questo è quello che è venuto fuori:
T.: Quando e perché hai deciso di formare una band?
L.: È stata una decisione molto semplice e spontanea: eravamo compagni di scuola e tutti avevamo la passione per la musica (e per il calcio…), che ci ha portati a formare una band.
Intorno ai 18\19 anni ho iniziato a fare qualche show in acustico per conto mio, poi il progetto è partito.
T.: E chi vi ha scoperti?
L.: In realtà è come se mi fossi scoperto da solo, o una cosa del genere. Dato che facevo gli show in acustico, c’è sempre stato qualcuno a supportarmi e, soprattutto agli inizi, ero sorpreso del fatto che qualcuno cantasse le mie canzoni.
T.: Raccontami un po’ la storia con Morrissey: come vi ha scoperti?
L.: In realtà non ne ho idea di come ci abbia scoperti, ma è venuto a vederci in concerto a Londra. L’ho visto scendere da un taxi e mi son detto: “conosco quel ciuffo!”.
È entrato al locale, ha visto lo show e alla fine abbiamo avuto l’occasione di parlare.
Gli abbiamo fatto da gruppo spalla per 7 settimane durante il suo tour americano.
Dobbiamo molto a Morrissey: ci ha dato un grandissimo aiuto a diffondere la nostra musica.
T.: Trovo che Anna sia parecchio dai vostri lavori precedenti, “St. Jude” e “Falcon”: cosa è cambiato nella vostra musica in questi anni?
L.: La realizzazione delle canzoni, che sono molto oneste e pulite.
Le tracce presenti in quest’album sono legate al songwriting inglese, à la Paul Weller e à la Ray Davies per esempio, ma la struttura di queste è davvero molto semplice: da “Are you in love with a notion?” abbiamo iniziato a costruire le altre canzoni, a volte provandole in acustico e in altre occasioni partendo dalla linea di basso.
Per il resto penso non sia cambiato nulla.
T.: Suonare in un piccolo club oppure in una venue più grande: cosa preferisci?
L.: Lo show viene meglio nelle venue più piccole, ma sono due esperienze e due cose davvero differenti tra loro. Nei locali più piccoli posso osservare la reazione del pubblico, come ad esempio i presenti del tour italiano che non ci hanno mai visto…
T.: E tra il registrare in studio e suonare live?
L.: In questo periodo preferisco stare in studio, anche per stare con gli amici e perché c’è una certa intimità con la tua musica. Ma questo non significa che non mi piaccia \ non mi diverta a suonare durante i concerti.
T.: Hai qualche rituale prima di salire sul palco?
L.: No… No, non credo. Magari dare un’occhiata in giro per vedere se ci siamo tutti prima di iniziare un concerto!
T.: Ultima domanda. Qual è il miglior pubblico che tu abbia mai visto in questi anni di concerti?
L.: Quello della Manchester Arena. Un pubblico di 16000 persone: non sentivo la mia voce, solo la mia chitarra, perché quelli del pubblico cantavano tutte le canzoni. È stato davvero emozionante, anche perché erano tutti lì per noi e, inoltre, ci ho visto suonare altri grandissimi artisti (Stereophonics, Blur, Arctic Monkeys…). Davvero emozionante.
Sono andato ad intervistare i Vadoinmessico prima del loro concerto al Circolo degli Artisti il 28 Novembre scorso. Chi sono i Vadoinmessico? Sono un eclettico quintetto formato da due italiani, un austriaco, un messicano e un inglese. La loro musica è un mix di psycho-dream pop con piccanti venature fusion a ricordarci che sì, c’entra il Messico.
Son venuti a presentare il loro disco d’esordio (e che bel disco d’esordio) Archaelogy of The Future, ed io ho avuto il privilegio di intervistare la parte italiana del gruppo: Giorgio Poti (il cantante) ed Alessandro Marrosu (il bassista).
Io: Ciao ragazzi come state, emozionati?
Giorgio: Un pochino sì dai, ci sono tutti i miei parenti in sala.
Io: Come mai, sei di Roma?
G: Sì, ma di origini pugliesi. Anche se non si direbbe (è biondo con occhi chiari, per dire).
Io: Anche io sono pugliese, di Lecce esattamente. Anche se non si direbbe (sono castano con occhi scuri, per dire).
G: Dici?
Io: No, scherzavo. Si vede eccome.
Io: Dai iniziamo che tra un po’ avete il concerto. Ditemi subito come vi site incontrati.
Alessandro: Ci conosciamo dal liceo, suonavano insieme. Facevamo un po’ di cosette qua e là, dopodiché lui si è trasferito a Londra e io son rimasto a Roma.
Io: E poi?
G: E poi l’abbiamo chiamato alle armi, perché ad un certo punto ci serviva un bassista.
Io: Ma il gruppo era già nato prima di Alessandro, vero? Eravate già i Vadoinmessico?
A: Il nome è nato prima quando Giorgio viveva ancora qua. Il gruppo si è formato a Londra.
Io: Che poi non capisco, perché andarsene a Londra? Si sta benissimo in Italia, vero? Avete notato che si sta proprio bene in Italia? Poi c’è un sacco di lavoro (ironia, amarissima quanto inutile, ironia).
A: Io stavo bene in realtà… no in realtà mi rompevo i coglioni. Ho fatto finta di stare bene per un paio d’anni, ma poi alla terza/quarta chiamata di Giorgio, mi son detto: “Vabbe’, andiamo a provare”.
G: In realtà non pensavo saresti venuto (dice ad Alessandro). Noi stavamo registrando delle cose, e poi t’ho detto “e vieni dai!”. Però non pensavo che ti avrei convinto.
A: La cosa all’inizio non era molto definita e non era neanche così a lungo termine. Il senso era “ vieni su un’estate, registriamo queste linee di basso e vediamo”. Poi loro avevano già dei concerti programmati che comunque avrei dovuto fare.
Io: E quindi ti sei detto: “rimango”.
A: Ma non è che sono rimasto per i Vadoinmessico.
Io: Non mi sembra una cosa brutta…
G: Così detto sembra che ti fanno schifo (ride)
A: (ride) No, no, era per giustificare il fatto che me ne sono andato da Roma anche per un certo “disagio”, però non è che stavo male.
Io: Beh io per esempio a Londra ho amici che fanno i camerieri o i facchini. Suonare nei Vadoinmessico mi sembra tutta un’altra storia.
A: In realtà per me era più un vado via di casa. Facevo avanti indietro dalla cucina alla camera da letto.
Io: Una specie di Drugo, insomma (rido).
G: Io lo ammiro molto, perché lui è uno che riesce a stare a casa anche a capodanno. Io gli facevo “Dai vieni c’è una festa vicino casa tua, e lui diceva sì sì vengo. Guardava un film e andava a dormire”.
A: Questo è stato il motivo principale. Poi in realtà non si sapeva nulla dei Vadoinmessico. C’era un Ep che non era neanche pronto. Po il resto è venuto da sé anche piuttosto lentamente.
Io: Poi a marzo è uscito il disco. Che a me è piaciuto un casino. Se scrivessi su Blow-Up vi direi, “magnifico ha le sonorità intime di Kurt Vile con i virtuosismi tropicali degli Os Mutantes”. E secondo me, è piaciuto un sacco anche a voi.
G: E c’è piaciuto sì. Ce lo siamo fatto come ci piaceva, e ce lo siamo fatti piacere.
Io: E si sente, perché non c’è pezzo che non trascini. Avete gi un’identità precisa.
G: Noi facciamo quello che ci piace, e quello che abbia senso fare oggi. La ricerca del nostro sound è stato il nostro punto iniziale: cercare di fare qualcosa di originale.
Io: Anche perché il vostro gruppo nasce da esperienze diverse, Italia, Austria, Inghilterra, Messico.
G: Quando io e Salvador (il tastierista) ci siamo conosciuti, volevamo fare una musica che comprendesse le nostre esperienze dei paesi da cui venivamo. Io ero italiano, lui era messicano, vivevamo a Londra e non volevamo insegnare musica agli inglesi. Loro non hanno proprio bisogni di insegnamenti.
Io: Beh direi proprio di no. Ma il disco è autorpodotto?
G: Sì. Oggi nessuno ti dà i soldi per fare un disco. Te lo devi fare da solo.
Io: Siamo in dirittura d’arrivo. Dateci qualche riferimento musicale. 3 gruppi o album a testa, dai.
G: Galaxie 500, “Songs of Leonard Cohen” di Leonard Cohen, “In a Landscape” di John Cage,
A: “Forever Changes” dei Love, i Television e qualsiasi cosa di Arthur Russell.
Io: Ultima domanda: avete fatto un disco fighissimo, siete bravi, belli, vivete all’estero, ecc ecc, ma non credete che questo nome, Vadoinmessico, sarà per sempre e per sempre accostabile al pezzo di Vasco Rossi (ahimé)?
G: Non è quello il nostro problema (ride).
A: Io neanche me lo ricordo sto pezzo.
Io: Che bugiardi! Allora ditemi, come è nato il nome del gruppo.
A: Tornavamo da un concerto io e Giorgio, eravamo andati a vedere Marc Ribot qui a Roma e sulla via del ritorno abbiamo incrociato questo autobus con la scritta: Vado in Messico. Che folgorò Giorgio.
G: Era anche il nome del mio canale Youtube. Poi abbiamo deciso di lasciarlo così.
Io: Del tutto casuale insomma. Però fico. Ma in Messico, per dire, ci andate o no che qui fa un freddo cane?
G: Noi ci siamo ancora stati, però ci siamo andati vicino.

La loro musica è una collisione tra il freddo e brusco universo dell’elettronica e la dolcezza delle melodie pop. Con un sound risolutamente contemporaneo, riescono a unire influenze degli anni ’80 (Cabaret Voltaire, Depeche Mode, Front 242) a quelle di band come The Knife, Grimes, The XX o il tocco più leggero dei Ladytron e Soulwax/2manyDjs. I Soldout saranno anche in Italia presto per un live show:
Venerdì 7 Dicembre 2012
Milano – Rocket @ CABRIOTOH!
Via G. Pezzotti, 52
Apertura porte ore: 22.00 – Inizio concerto ore: 23.00
INGRESSO GRATUITO
Di seguito: l’intervista via mail con Charlotte sia in Italiano che in Inglese:
-In primo luogo, ho una domanda per quanto riguarda il nome della band, che lo rende molto difficile da trovare in rete. È mai stato un problema per te?
A dire il vero non lo so, io non credo che sia mai stato un problema.
Abbiamo un sito web, una pagina myspace, una pagina facebook, siamo su Spotify, Deezer, last fm…quindi credo che chi è interessato a noi probabilmente ci trovi un modo o nell’altro!”
I Luls sono un gruppo inglese che dire nuovo è dire poco. E’ uscito da pochi giorni il loro primissimo singolo: Young/Swing Low e siamo in attesa dell’album, ma ci siamo talmente innamorati di questi due brani, che abbiamo voluto intervistarli lo stesso.
(La versione Inglese la trovate qui. English version here).
1) Ciao ragazzi, ho sentito la vostra canzone, Young, su amazingradio.co.uk e mi sono innamorata, ma non so niente su di voi così: quando avete iniziato a suonare?
Grazie, è molto carino da dire da parte tua, sono davvero contento che ti piaccia. Con solo queste prime due canzoni che abbiamo messo nel mondo è un po’ strano avere persone oltre alla tua ragazza e a tua mamma che ti dicono che è bello. Una parte di me pensava che la nostra musica non avrebbe mai lasciato la mia camera.
La prima volta che ho visto Adam stava suonando nella band di un amico. Avevo visto il gruppo un paio di volte prima, ma mi era stato detto di andare a sentirli di nuovo. Sono andato e sono stato accolto da questo grande tizio barbuto che suonava questo basso completamente rovinato. Da quel momento volevo solo che fosse nel mio gruppo.
Non credo che siamo stati presentati come si deve fino a un anno dopo. Quale inizio migliore per incominciare un’ amicizia che invitare il massiccio bassista che hai appena incontrato nella tua camera per fare dolce musica assieme. Inizialmente ci incontravamo e cazzeggiavamo… ehm ehm…. scrivendo canzoni, non è stato prima dell’autunno del 2011 che abbiamo iniziato a fare sul serio.
Credo che il punto di svolta sia stato quando abbiamo deciso che dovevamo buttarci ed essere noi a cantare. Fino a quel momento avevamo pensato che avremmo dovuto trovare un cantante. Alcuni amici hanno provato ma hanno velocemente realizzato che avevano vite vere/lavori/ cose migliori da fare. Abbiamo messo alcuni annunci “cercasi cantante”, ma è finita con incontrare un po’ di pazzi in cerca di fama, così abbiamo lasciato stare. Una volta che abbiamo iniziato a canzare tutto ha iniziato a prendere forma, credo che i nostri limiti ci abbiano aiutato a definire il nostro suono.
2) Come siete finiti su amazingradio?
Beh, praticamente basta che tu carichi la tua musica sul sito di Amazing Radio, poi se a loro piaci suonano la tua canzone. Credo sia semplicemente così.
Loro sono stati davvero fantastici ( il gioco di parole è voluto). Sono incredibilmente d’aiuto e sono davvero un meraviglioso gruppo di persone che amano ed sono davvero presi dalla nuova musica. Il 29 novembre faremo un concerto per loro all’Old Quenns Head a Londra.
3) Young è il vostro primo singolo ed è grandioso, davvero, da che tipo di musica siete stati influenzati?
Le nostre influenze sono abbastanza ampie, che credo sia una buona cosa. Anche se un po’ odio quando le persone dicono questo, è come se tu dicessi “sì mi piace tutto”… e così non dici niente. Comunque, inizialmente, abbiamo solo estratto su quasi ogni band che ascoltavamo da quando eravamo ragazzini. Questo significa che ogni canzone abbiamo fatto suonava completamente differente da quello dopo. Stavamo ancora cercando di capire chi fossimo come band, provando di tutto e ascoltando cosa veniva fuori.
Dopo quasi un mese di questi tentativi siamo andati in una diversa direzione. Siamo diventati veramente ossessionati su un certo tipo di gruppi, ad esempio TV On The Radio e Yeah Yeah Yeahs. C’è stato un breve periodo quando eravamo in due ragazzi nella cameretta che disperatamente cercavano un suono che fosse un misto di quelle due band. Credo sia abbastanza sicuro dire che abbiamo fallito. Detto questo credo che quelle band ci siano servite come base. sono davvero bravo a mischiare suoni pesanti con idee interessanti e senza sembrare troppo principianti. Art Star degli YYY ha una raffica di suoni e rumori gutturali urlati e ancora sembra stare sul lato giusto dell’interessante contro il pesante. Credo che questo sia dove vogliamo essere.
Adesso che abbiamo più o meno stabilito un’identità siamo tornati dove avevamo cominciato. I parametri della band sono ora decisi, questo significa che adesso possiamo prendere ispirazione da praticamente da qualunque cosa e vedere come viene. Il mio nucleo di influenze saranno sempre le band con cui sono cresciuto, questo può essere qualsiasi cosa dai Nirvana ai God Speed You Black Emperor. Questi sono i suonds che sono come incastrati con me, così io provo il più possibile a sentire cose al di fuori di quel tipo di musica.
In realtà ascoltiamo un sacco di pop commerciale americano. Qualsiasi cosa da KAty Perry a Nicki Minaj a Lil Wayne. Mi piace sentire come può essere istantaneamente gratificante. Non ci sono sette minuti di introduzione strumentale o mancanza di ganci, quelle canzoni sono la personificazione del “non ci annoiare, vai al ritornello”. Sai, mi piace pensare che qualcosa di buono possa essere trovato in ogni tipo di musica, fino a che il tuo filtro anti-kitsch interno sta funzionando ci sono idee interessanti in qualsiasi cosa da David Guetta agli Acid Mothers Temple.
4) Ieri ho ascoltato Swing Low, il vostro secondo singolo. E’ un po’ diverso dal primo, ma per me è più “maturo”. Young è più forte, Swing Low è quel tipo di canzone che ascolterai ancora e ancora.
E’ interessante che la pensi così. Sembra che Young e Swing Low piacciano a due gruppi diversi di persone. La maggior parte di chi e ha ascoltate ha un’idea ben precisa di quale delle due preferiscano. Secondo me è una cosa buona, spero significhi che stiamo attirando un numero maggiore di fan della musica.
Spesso vengo attirato da un album da una singola canzone, poi ascolto il resto e non mi sento più così coinvolto. Salta avanti tre mesi e invece mi troverai completamente assorto. In effetti ci sono stati molti album che al primo ascolto mi hanno fatto schifo, ma riascoltandoli qualche anno dopo mi hanno preso di brutto.
Questa è la cosa bella della musica, le tue opinioni/gusti cambiano con te. Ci sono gruppi che da ragazzino pensi siano gli artisti più fighi che abbiano mai camminato sulla terra e di cui ora ti vergogni anche solo ad ammetere che ti siano mai piaciuti. Ad esempio i Limp Bizkit.
Penso di essermi un po’ perso il punto della domanda. Detto questo, le prime impressioni in genere sono importanti… quindi… mi fa piacere che ti sia piaciuta Young
5) Quanto dovremo aspettare per sentire il vostro primo album? qualche idea?
Beh, il nostro primo singolo è uscito per la Paradyse records il 22 di questo mese (Ottobre, NDR). Se devo ipotizzare spero che riusciremo a fare uscire il secondo singolo a Febbraio dell’anno prossimo e poi il primo singolo dall’album e l’album vero e proprio verso l’estate.
Detto questo, niente è ancora scritto nella pietra E’ abbastanza presto, ma per noi va bene così. Starei dando di matto se dovessimo registrare l’album prima di Natale. I prossimi tour saranno davvero utili, credo che tutti i gruppi abbiano bisogno di tempo ed esperienza per crescere e diventare davvero la band che potrebbero essere.
6) Vivete a Londra, com’è la scena musicale lì?
La scena musicale qui è davvero forte, ma vale per tutto il Regno Unito. E’ come se ci fosse un’esplosione di band e ce ne sono molte davvero forti che stanno facendo strada.
La cosa che mi piace davvero di tutto questo è che ogni band ha un sound completamente diverso dalle altre, ma allo stesso tempo c’è qualcosa che le unice tutte. In genere c’è un sacco di empatia tra i gruppi, le persone vogliono anche che gli altri abbiano successo. Credo che le band abbiano un sacco da dimostrare ora, come se stessimo tutti crescendo insieme. La musica con la chitarra è passata decisamente in secondo piano negli ultimi anni e questo vuol dire che le nuove band devono sgomitare parecchio per farsi notare.
7) Nessun tour futuro? ( So che non sarà facile, ma spero di vedervi presto in Italia).
Beh il 26 siamo abbastanza fortunati da iniziare un tour nel Regno Unito con tre delle nostre band preferite del momento: Spector, Swim Deep e Splashh. Se ci fosse uno show con solo quei ragazzi che suonano io vorrei andarci, per cui essere parte di quella cricca è un vero privilegio.
Dopo quello ci impegneremo solo sulla realizzazione del nostro secondo singolo. Il quale io credo significherà più tour, più interviste via email, più video, più dare fuori di testa su i più piccoli dettagli della band. ahaha
Forse dovremmo solo buttare qualsiasi budget abbiamo per il secondo singolo in un mini tour in Italia. Potrebbe essere un tour che è anche vacanza. Facciamolo succedere, la mia pelle non ha visto il sole per quasi due anni, è tempo di aumentare la vitamina D prima che il rachitismo ci colpisca.
Abbiamo brevemente raggiunto via email la band lombarda Grandi Animali Marini per un’intervista. Il 2012 segna la rinascita dei Grandi Animali Marini, rock band con base a Milano, attiva dal 2003, che torna con un nuovo album, Sulla Cresta Dell’Ombra, la cui pubblicazione è prevista per il 25 Settembre 2012.
Anticipato dal brano Le Canzoni Non Vogliono Dire Niente, il nuovo disco racconta la maturità artistica della band che, dopo un lungo periodo di silenzio ed un cambio di line up (un nuovo batterista), ritrova la vena creativa attraverso un’autoproduzione che la vede esprimere un potenziale rock rimasto nascosto ed imbavagliato nel lavoro precedente.Il disco nasce tra Milano, Torino e le Alpi, frutto di un lungo lavoro in cui si trovano ballad, pezzi elettronici, spunti punk ed una scrittura pop, accompagnati da una visione adulta e a tratti pessimista dell’amore, tra suoni crudi, chitarre e synth, tra carezze e violenza.
Come è nato il nome curioso che avete dato al vostro gruppo?
- ?Quando vi siete formati? Milano, che è la vostra zona di provenienza, ha influenzato qualcosa o continua a farlo nel vostro suonare
- ?Come è stato lavorare al vostro ultimo disco? Episodi curiosi
- ?Cosa vi piace e cosa meno dell’ambiente discografico: voi siete passati da una major a essere indipendenti
- ?Il Festival di Sanremo che cosa vi ha dato in termini di esperienza
- “?Per chiudere, cosa si deve aspettare chi viene a vedere i vostri “live
- Come è per voi, come musicisti, internet? Quale è inoltre la vostra presenza sui social network
- E’ un veicolo ineluttabile. Non si può farne a meno e questo lo rende meno simpatico di quanto sembri, però tutto sommato il nostro
- rapporto è sempre stato buono, anche con i social network. Veniteci a trovare su grandianimalimarini.it e facebook.com/
grandianimalimarini!
Japandroids è un duo di Vancouver, fondato nel 2006 da Brian King e David Prowse. I Japandroids sono: chitarra, batteria e due voci: un duo che suona come una band di 5 elementi.
Le loro canzoni hanno un suono diretto e riconoscibile, il loro sound non ha eguali nel panorama musicale attuale. Dopo essere usciti con due ep: ‘All Lies’ del 2007 e ‘Lullaby Death Jams’ del 2008, il duo nel 2009 è stato acclamato dalla critica per l’album di debutto: Post-Nothing uscito per Polyvinyl. In due anni hanno suonato oltre 200 concerti in 20 paesi ottenendo notorietà grazie ai loro energici e coinvolgenti live show. Di seguito c’è la nostra intervista via mail con Dave, che anticipa l’arrivo in Italia per tre date, dove presenteranno il loro secondo album: Celebration Rock
Giovedì 18 Ottobre – Roma – Lanificio 159
Venerdì 19 Ottobre – Bologna – Covo Club
Sabato 20 Ottobre – Padova – Loop
Ad aprire i loro concerti: BE FOREST
[di seguito l'intervista prima in italiano e poi in inglese]
- Siete stati sorpresi da come il vostro ultimo album è stato recepito sia dai critici che dai fan?
DAVE: Quando abbiamo registrato Post-Nothing, non ci aspettavamo neppure che qualcuno ascoltasse l’album, quindi è stato sorprendente quando così tante persone hanno finito per ascoltarlo e parlarne. Con Rock Celebration sapevamo che un sacco di persone stavano per ascoltare l’album, e di conseguenza ne avrebbero parlato. Io non credo che si può mai sapere come la gente risponderà al tuo album, sia che sia il secondo, il terzo o il decimo. Ma questa volta sapevamo che un sacco di gente lo avrebbe ascoltato, e per fortuna alle persone che lo hanno sentito veramente sembra piacere. (continua…)






