Rock en Seine II: sabato 27\8
Il secondo giorno del Rock en Seine, appunto sabato 28 agosto, è dedicato ai fan dell’indie rock.
Anche oggi mi piazzo immediatamente dalle transenne del palco principale per potermi godere al meglio i live di Interpol e di Arctic Monkeys.
Ad aprire le danze ci sono i Blonde Redhead, trio newyorkese che ama variare voci e arrangiamenti.
I Blonde Redhead propongono uno show davvero suggestivo, mescolando melodie e aggiungendoci qualche influenza à la Sonic Youth; nel loro sound, inoltre, c’è qualche riferimento all’elettronica, ma resta comunque in secondo piano.
Un’atmosfera malinconica viene a scontrarsi con una più sognante e surreale, e tutte insieme avvolgono la grande scène del parco.
Il trio è una di quelle band “tanti fatti e poche chiacchiere” che comunica col pubblico solo ed unicamente attraverso la musica, in grado di trasmettere un certo calore.
Finisce il live incantevole dei Blonde Redhead e arriva il diluvio, che durerà fino all’inizio del prossimo concerto.
Successivamente, a salire sul palco, è il turno del rapper inglese Mike Skinner accompagnato dalla sua band, ovvero The Streets.
Da qui fino alla fine degli Arctic Monkeys comincerà il vero e proprio delirio tra le prime file: si inizierà col ballare, si finirà appiccicati alla transenna con l’impossibilità di muoversi.
Mike Skinner è un personaggio e un vero trascinatore, non a caso il concerto di The Streets sarà davvero coinvolgente ed entusiasmante: è impossibile stare fermi.
Mike è anche colui che dice al proprio pubblico cosa fare e, a un certo punto, ci sarà anche un omaggio a Amy Winehouse: il pubblico deve abbassarsi e rialzarsi, ma solo quando lo dirà il frontman.
Le sonorità proposte dalla band sono soprattutto legate all’elettronica; mentre le due voci, una rap (Mike) e una pop, si alternano come genere vuole.
Un live che riscalda per bene prima degli Interpol.
Ecco che, finalmente, Paul Banks, Daniel Kessler e Sam Fogarino salgono sul palco: Interpol.
Gli Interpol mostrano, come al solito, una certa freddezza nei confronti del pubblico, nonostante tutti i ringraziamenti e sorrisi del frontman.
C’è qualche errore del bassista e la voce di Paul inizia a scaldarsi e ad essere più intensa solo al quarto pezzo della setlist, “Hands Away”: nonostante questi errori, però, il pubblico è entusiasta dell’esibizione dei newyorchesi, e lo dimostra con spinte e crowd surfing.
Paul e compagni propongono una setlist che mescola (pochi) classici, alcuni pezzi nuovi e i singoloni “Slow Hands” e “Evil” che fanno letteralmente impazzire i presenti.
Un concerto breve e intenso a tratti: mi aspettavo qualcosa in più dagli Interpol, soprattutto a livello setlist, ma alla fine vale sempre la pena seguirli.
Il pubblico è bello caldo, è giovanissimo (nelle prime fila, la media d’età è di 16-17 anni) e, non appena i quattro di Sheffield entrano sul palco, si scatena la bolgia.
Gli Arctic Monkeys regalano uno show ricco e esilarante marcato sia dai pezzi dei primi album, sia dai brani tratti dagli ultimi album.
La band di Sheffield presenta un sound multiforme e che cambia in base alle canzoni eseguite: i brani più rock’n'roll del nuovo “Suck it and see” entrano in collisione coi classici più British, regalando, così, uno show suggestivo, vario e mai monotono.
La voce di Alex Turner è molto simile ad album e non fa una piega; ma Matt Helders, alla batteria, ha fatto tanta boxe in questi ultimi anni e dimostra di essere un mostro di bravura.
Gli Arctic Monkeys non sono più dei ragazzini con l’acne che si ispirano solo ai Libertines o agli Strokes: sono una band ormai matura, strepitosa e che si merita davvero il ruolo da headliner.



















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