Record store day.

Questo sabato si va a celebrare il Record Store day. E’ sempre il terzo sabato di Aprile, e questa volta va a cadere il 16. La ricorrenza è nata negli Stati Uniti come supporto per i negozi di dischi indipendenti e non appartenenti alle catene di grande distribuzione
Solitamente, per l’occasione, in tutti i punti vendita aderenti all’iniziativa si tengono eventi speciali come concerti, incontri e dibattiti.
Forse è un po’ vero che la manifestazione nel corso degli anni è diventata un baraccone (più) commerciale, come del resto non so, la festa della mamma.
Però è vera una cosa: io penso che se si vende parecchia musica di merda in Italia è perché la gente non va più nei negozi di dischi. Se vai nei negozi di grande catena di elettronica che regala i tv color se la Nazionale vince non c’è nessuno che già ti consiglia se devi prendere due cartucce per stampanti, figuriamoci per qualcosa dove ci vuole un minimino di competenza e gusto.
Certo, la Gente(TM) potrebbe leggere i blog musicali. Ma non possiamo pensare che venga loro in mente come prima cosa. Ci sono le radio, ma ho paura a capire come si facciano le programmazioni e spesso non voglio saperlo.
Ma c’è una ragione per il cazzo di X Factor domina la classifica ogni anno. E -badateci bene- su iTunes anche le cover fatte in quel programma! Questo perché la vasta maggioranza delle persone è passiva, e quello che gli viene detto di ascoltare, ascolta… e non gli frega un cavolo di scavare più in profondità. Se negozi di dischi son sopravvissuti finora forse è proprio perché si sentiva, almeno alcuni, un’esigenza diversa rispetto all’acquisto del mainstream. Il commesso, che dovrebbe quindi essere un pochino più motivato rispetto agli altri, ad esempio molti commessi americani dei negozietti di dischi sono m-blogger, riescono a darti almeno una dritta. Ecco perché anche qui resistono i negozi di musica lirica, a Parma. Visto lo zoccolo duro d’appassionati.
Quelle cose tipo slow food e fast food.
Sarebbe bello che ci sensibilizzassimo anche noi, magari più appassionati, che ravaniamo tutto l’indie possibile. Così non ci troveremo a scuotere il capino per tutti quelli che ascoltano Vasco o Giusy Ferreri. Anche noi dovremmo fare come quelli di slow food, ecco. E non solo rallegrarci della giornata dei negozi di dischi perché gli artisti fanno uscire delle fighissime release per festeggiarla, ecco.
Per quanto riguarda l‘Italia ecco un elenco di negozi che hanno aderito all’iniziativa.
A Parma solo uno di quelli ancora esistenti (ed è quello vicino alla mia facoltà), ossia il Music Mille.
A me piace molto Discoclub, qui in zona. Perché ha un buon assortimento di blues ed elettronica. Poi per la musica un po’ più pesante c’è, vicino quasi nella stessa strada, il Rock in bones per la musica più bella dura.









[...] Ma c’è una ragione per il cazzo di X Factor domina la classifica ogni anno. E -badateci bene- su iTunes anche le cover fatte in quel programma! Questo perché la vasta maggioranza delle persone è passiva, e quello che gli viene detto di ascoltare, ascolta… e non gli frega un cavolo di scavare più in profondità. Se negozi di dischi son sopravvissuti finora forse è proprio perché si sentiva, almeno alcuni, un’esigenza diversa rispetto all’acquisto del mainstream. Il commesso, che dovrebbe quindi essere un pochino più motivato rispetto agli altri, ad esempio molti commessi americani dei negozietti di dischi sono m-blogger, riescono a darti almeno una dritta. Ecco perché anche qui resistono i negozi di musica lirica, a Parma. Visto lo zoccolo duro d’appassionati. Francesca, Radionation [...]
[...] uscite speciali e ristampe (elenchi qui e qui). È comunque una cosa bella: la festa della mamma non salvaguardia il ruolo della mamma né ne cambia lo status, ma a lei fa piacere che io le [...]
[...] uscite speciali e ristampe (elenchi qui e qui). È comunque una cosa bella: la festa della mamma non salvaguardia il ruolo della mamma né ne cambia lo status, ma a lei fa piacere che io le [...]
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