Everything Everything live at Covo Club, Bologna
Gli Everything Everything si sono fatti notare l’anno scorso con l’album d’esordio “Man alive”, un ottimo disco dal genere indefinibile, a cui l’etichetta di “indie” stava stretta. Dal vivo non deludono, ma anzi fanno capire in che direzione stanno andando: ce lo confermano anche batterista e bassista -reduce dal dentista come ci comunicano dal loro twitter- in una chiacchierata pre-concerto con Jeremy e Michael che presto trascriveremo anche qui, dopo averla passata in radio.
E la chiacchierata verterà anche sull’essere geek, visti i titoli delle loro canzoni.
A fronte di una buona affluenza di pubblico al Covo di Bologna, i quattro si presentano sul palco in divisa, un tuta kaki. Tutto è suonato senza strafare e senza inutili virtuosismi, ma su una combinazione di un’ottima chitarra con una sezione ritmica di accompagnamento.
Gli Everything Everything sanno suonare molto bene e lo fanno con estrema naturalezza.La nuova “Kimosabe” dovrebbe indicare quale è il futuro verso cui si dirigono, e si presenta come un pezzo solido e come sem
pre complesso, ma più riflessivo e maturo.
Che stessero prendendo spunto dai Radiohead si era già capito dai capelli del cantante Jonathan Higg e dai suoi falsetti, e quindi il sentore di alcuni che ne rivedeva la grezza copia della band di Tom York era una sensazione giusta. C’è da trovare solo la giusta dose nell’uso della vocalità, se proprio vogliamo essere pignoli.
Ma i quattro ragazzi di Manchester, che poco ricordano la città nelle sonorità che vanno a proporre, rischiano davvero di poter piacere a tutti vista la varietà e la facilità della produzione dei loro suoni.
Di lato la scaletta, dopo il salto lo slideshow con le foto di Francesca Fiorini.












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