Mogwai@Brixton Academy, Londra, 25 febbraio 2011
Avere una delle proprie personali ossessioni a mezz’ora di autobus da casa è gioia, passare la settimana del concerto a seguire la Mogwai week su DiS è da fan, cercare (e trovarlo!) un biglietto per il parterre sold out è da groupie. Ebbene, io lo sono.
E’ iniziato con un concerto al Hoxton Square bar and kitchen di Londra il 9 febbraio 2011 il tour di Hardcore Will Never Die But You Wil, settimo album della band scozzese che segna un altro piccolo passo nella loro personale strada di ricerca musicale di mura compatte di chitarre aggressive puntellate da ancora più importanti morbide pause o di completo silenzio. E il tutto senza dire una parola (o quasi).
Per l’occasione ai cinque componenti fissi (Braithwaite, Cummings, Burns, Aitchison e Bulloch) si è aggiunto il multistrumentista africano-orcadiano (addirittura!) Luke Sutherland al violino, alla chitarra e persino al microfono per Mexican Grand Prix. Due ore di concerto che sono volate in dieci minuti percebili dall’alto livello di coinvolgimento che ho provato, nonostante i miei scozzesi preferiti fossero un pò scazzati per i volumi troppo alti e un (presunto) lancio di un bicchiere vuoto a Sutherland. La setlist scelta ha sfiorato la perfezione con una giusta dose di testosterone e delicatezza. Il loro meglio è stato dato tutto in Rano Pano, pezzo che a quanto pare li diverte molto suonare, ricordando i sorrisoni – soprattutto di Stuart – e in un’esaltata Batcat, sorella maggiore della precedente.
Ho passato la maggior parte del tempo in un’estasi talmente accecante che non solo mi sono quasi messa a ballare (???) ma persino quella imbevibile pinta di Tuborg che mi è costata un patrimonio mi sembrava persino buona. Tale condotta non è riconducibile unicamente alla mia inspiegabile predisposizione per Barry Burns, ma a come le melodie che questo gruppo crea dagli anni 90 si adattino con così frequente perfezione alla vita interiore ed esteriore di un’introversa senza speranza.
Chi se li è visti poche sere fa a Bologna e a Milano ha tutta la mia invidia! Io non credo di poter resistere ancora due anni al non poterli rivedere dal vivo, tanto che sto accarezzando l’idea di salire fino a Glasgow per il prossimo gelido dicembre britannico pur di potermeli rivedere. Penso sia uno dei pochi gruppi per cui ne valga sempre la pena, nonostante gli anni che passano.










Groupie!
Da che pulpito… :p
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