I Resurrextion portano l’Elettro Sud sulla scena hip-hop italiana
I Resurrextion sono 4 e vengono da Napoli. Jen-One, Marsu, Dj Spider e Skizzetto i nomi di strada dei componenti del progetto. I primi due son quelli che stringono in mano il microfono (gli MC), il quarto è quello che balla e si dimena sul tappeto (il breaker), il terzo, invece, è quello che crea le basi (il beat), cambia i dischi e fa gli scratch – come avrete certamente capito dal suo moniker.
Da pochi giorni hanno pubblicato un nuovo album per la Relief Records Europe, etichetta hip-hop bolognese. Il titolo della release dice tutto: “Elettro Sud”. Il suono dei Resurrextion è contemporaneo, molto contemporaneo, forse troppo. Elettronica tosta, fatta di synth sinteticissimi e virata quasi all’acido.
Nel loro caso le radici soul e funk dell’hip-hop sembrano perse del tutto. Ma questo non è necessariamente un male. Se vi piace il genere, potreste trovare in questo album un buon prodotto. Il suono è pulito. Il disco è stato mixato a New York, porta in dote dunque un tocco internazionale e professionale, e si sente. Siamo lontani dal dilettantismo.
Il “bum-bum-tcha” midtempo, tipico dei pezzi rap, è rimasto, il taglio street anche, ma il tutto è accompagnato da suoni molto vicini all’electro house e addirittura alla techno (vedi la traccia N. 5 “O tengo e to dongo”). Nota: in alcuni casi le ritmiche hanno anche un retrogusto che ricorda il reggae, il dub e la dancehall.
Particolarità non trascurabile: i Resurrextion rappano (e cantano) esclusivamente nel loro dialetto, il napoletano. Scelta stilistica dignitosissima, intendiamoci. Ma se siete leghisti, o eccessimente settentrionali, potreste avere qualche problema nel comprendere i loro testi. E sappiamo benissimo quanto il messaggio sia uno dei cardini della cultura nell’hip-hop. Dunque direi che, se siete interessati a quello che intendono dire, fareste meglio a fare un’occhiata ai loro testi (in italiano) a questo indirizzo.
Insomma siamo a Napoli, in territorio hip-hop, ma ben lontani dallo stile di altri nomi più noti come La Famiglia, Co’Sang o Clementino.
Per non essere eccessivamente critico, e per non fare torto a nessuno, riporto parte del comunicato stampa, lasciandovi cioè leggere esattamente quello che la crew vuole si sappia del suo progetto: «Nel disco, che spazia tra vari temi, il gruppo esprime, in dialetto Napoletano, tematiche crude e reali, con una scrittura di impatto e riflessiva che affronta e “dipinge” il disagio, ma anche la voglia di rivalsa e genuinità della propria terra e lo fa con coscienza e conoscenza, andando ad inserire la tradizione napoletana in una sorta di inter-scambio musicale con la cultura Hip Hop».
Sul loro profilo MySpace trovate il primo singolo estratto da questo album: “Io non lo so”.
















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