Frequency 2010: day zero, o almeno ai blocchi di partenza.
No, ma dai, parliamone. Il Frequency Festival, che è il principale Festival Austriaco, è un po’ nel vasto girone dei festival di serie C europei. Sopravanzato da Benicassim, alla pari di Sziget. Ed è una figata cosmica, perdonatemi il giovanilismo. Loro in dieci anni hanno imparato come si fa i festival, non so bene se perché è questione di DNA o furbizia del mestierante, c’è da dire che da quando il Frequency non era ancora Frequency ma qualcosa tipo Vienna city festival di strada ne è stata fatta. Da un palco con diecimila persone a 150mila persone e tre palchi. Insomma, diciamo dall’I-day al Rock am Ring, suvvia.
L’unica costanza è l’organizzazione, fmservice, e la Radio FM4, la radio austriaca di rock alternativo ed elettronica più seguita dai giovani tedescoaustriaci. Non deve stupire dunque se anche il target del festival oscilla tra sedicenni (sedicenti) e dignitosi pensionati tatuati. Virgin, provaci anche tu.
Per il decennale hanno messo giù pesante la lista degli headliners dei tre giorni rispettivamente: Muse, Massive Attack, Die Toten Hosen, un nome, quest’ultimo, poco sconosciuto al di qua delle Alpi, ma visceralmente seguito aldilà. Come dire Max Pezzali se avesse suonato dall’epoca dei Pooh. Inoltre una fortissima impronta emo&punk di tutti i gruppi chiamati sui due palchi principali durante le tre giornate: dai Billy Talent ai Thirty Second to Mars, passando per Bad Religion e NOFX. E si sa che la minoranza emo d’oltralpe la comanda e in questo caso specifico l’ha comandata in fatto di vendite. Però tanti passaggi indie sotto, nel palco secondario e alternativo. Insomma, un occhio al guadagno (120 euro il pass per 3 giorni, compreso campeggio) e uno anche a fidelizzare il pubblico: ve l’ho detto dei ragazzini che hanno le braccia zeppe di braccialetti degli anni precedenti e a cui se chiedevi le lineup vecchie te le snocciolavano a mo’ di rosario? Ecco.
Appena si arriva in città ci sono tutte le frecce da seguire. Io (grazie ai colleghi Werner e Chris) devo seguire le frecce arancio dizione Presse. Si arriva lì, e sembra un incrocio tra un festival musicale e la grande scampagnata di paese. Tutti in fila fino alla precisione, passano prima al controllo (niente vetro in tutta l’area e se raccogli 12 lattine hai mezzo litro gratis, tutto ciò per diminuire i rifiuti) e sono carichi di lattine di birra da costruirci palazzi, tende e stereo anni ottanta, ragazzi a torso nudo che si scrivono a pennarello il nome del loro gruppo preferito. Una frenesia pre-festival che si riversa, potenziata, fino alla corsa iniziale delle 13 ai cancelli, .
Quest’anno ci sono due grandi palchi, il Race Stage e il Green Stage, più uno interno, nettamente più piccolo, per gli show meno barocchi, il Weekender-Plinng stage. Il fiume traisen a dividere i due palchi e creare attorno (molto attorno ai cepugli c’erano diciamo i vespasiani aggiuntivi, via) e una grande area-tendopoli creata dagli stand di tatuaggi, magliette rock-trash, cappelli, piercing (un camper-studio itinerante), un tendone bianco sponsor by Camel con costante musica house-dance, l’immancabile palco Jack Daniels con sfide a Guitar Hero, ma soprattutto, sparsi nell’arena del Race Stage, innumerevoli camioncini di Junk Food e gazebo Zipfer, l’unica birra da 4 euro che disseta come l’acqua e non ubriaca. Ti credo, è una marzen. Ma vabbé, non moriremo di fame, si presume.
Se al Salzburgring pioveva sempre qui invece ci accoglie una giornatina calda. Coperta, ma calda. I giorni successivi sarà peggio. Ma successivamente vi parleremo anche di musica, tranquilli.
(continua)
















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