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Serj Tankian all’Estragon, Bologna

Postato da Fran il 6 settembre 2010 Nessun Commento

Serj Tankian due volte in dieci giorni. Tu dici, la fortuna. Sentire un set corto in un festival, uno di quelli che gli artisti si preparano per poter piacere un po’ a tutti e sentire un intero set, bellissimo, che non finiva più all’Estragon. Dove si sudava ma si vedeva Sergio felice, che ci diceva che questo era l’ultimo appuntamento del suo tour europeo. E non so perché ma gli artisti all’ultimo appuntamento di un tour danno così tanto cuore e anima che è un peccato perderselo.

Serj Tankian è uno per cui poter usare la parola artista. Lontano anni luce dal cliché della rockstar annoiata in cerca di avventure extra-band, il cantante e compositore di origini armene, nato a Beirut ma californiano d’adozione dimostra una consapevolezza e una lucidità rare, musicalmente e non. Si presenta sul palco con una backing band (i Flying Cunts of Chaos, dei quali fa parte anche un nostro connazionale, il napoletano Mario Pagliarulo), due coriste, un sestetto d’archi italiano.  Tra rock, jazz, musica sinfonica, elettronica e altro, spuntano in alcuni brani disegni di archi dal sapore spiccatamente mediorientaleggiante: che – in futuro – la world music possa trovare più spazio all’interno dei lavori di Tankian.

Così è anche con i supporter, azzeccatissimi, i Viza. A metà tra Tankian e i Gogol Bordello scaldano la folla e non sono né noiosi né scontati. Bravi, compatti, trascinanti.

Poi entra lui, Serj, che fa quasi due ore complete di concerto, con la sola (solita noia dell’Estragon) di qualche problemino audio, che lui risolve scontrandosi con la sua educata piacevolezza col fonico di palco. Non è né il primo né l’unico, lì. Ma c’é la band rock, l’elettronica e l’orchestra, e far girare il tutto contemporanemente dal vivo è stato forse l’aspetto più complesso nella preparazione dei live. Ma gira da dio. Se a Sankt Polten l’abbiamo sentito quasi accademico nel cantare qui in Italia, che ci conferma di amare, mette tutto il cuore, si diverte e fa divertire, fino ad arrivare prima dell’encore con quella Empty Walls del video sopra che ti fa sentire parte di lui, della sua musica, di chi sta vedendo il concerto con te, di tutto. Quasi mistico. Totalizzante.

Foto e video di Francesca Fiorini

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