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Midlake/Beach House -Arci Magnolia, MIlano, 13/07/2010

Postato da laMareen il 26 luglio 2010 Nessun Commento

Non oso immaginare come sarebbe stato se questo concerto si fosse tenuto davvero ai Magazzini Generali, come inizialmente preventivato: contando che non posso strapparmi la pelle come Robbie Williams nel video di Rock Dj credo mi sarei versata addosso tutti i cubetti di ghiaccio disponibili al bar, come minimo.

Per fortuna la location è stata spostata al Magnolia, che non è che sia il posto più fresco della terra, ma almeno si è all’aperto. Controindicazione principale: zanzare. Mi preparo quindi alla serata innaffiandomi di Off nè punti nè unti e devo dire che lo slogan mantiene le promesse: soddisfazione. Sono così pronta per questa ventata di allegria in una torrida serata estiva milanese. Due band del genere insieme, la stessa sera, non capita tanto spesso e le aspettative sono alte.

I Beach House iniziano puntuali alle 22.15: la carismatica Victoria Legrand, folta chioma riccioluta e sguardo fisso nel vuoto ma colmo di personalità al tempo stesso, e Alex Scally, chitarra imbracciata e spesso seduto su uno sgabello, accompagnati da un batterista e da quelli che sembrano ombrelloni pelosi sparsi qua e là on stage, mettono in scena 45 minuti di dream pop caratterizzato dalla voce particolarissima della metà femminile del duo, vero e proprio punto di forza insieme alle sonorità sfuggenti ed ammalianti caratteristiche della proposta musicale dei Beach House. Molto bravi, alla lunga forse un po’ ripetitivi, sicuramente da consigliare.


Alla fine del set Victoria, osannata da gran parte del pubblico maschile, si concede ai fan per una sessione di foto e autografi, e questo la riporta un po’ tra noi comuni mortali.

Mentre aspetto i Midlake mi concedo una birra e mi dò un’altra spruzzata di Off perchè le zanzare di tana all’idroscalo sono particolarmente agguerrite.

Un applauso convinto accoglie il collettivo Midlake: si, ho detto bene, collettivo. Sono in 7 sul palco, con le loro barbe e baffi e camicie a quadretti, con le loro chitarre e i loro flauti, tutti in fila (a parte il batterista, ovviamente) e con Tim Smith, vocalist principale, defilato sulla sinistra.

Già, flauti. Solo con i Midlake può capitare di assistere a una performance che alterna ed unisce chitarre e flauto, anzi a volte doppio flauto, a creare quegli intrecci musicali peculiari dell’ultimo “The Courage of Others”, così diverso dal bellissimo predecessore ma live così intenso.

E’ un live inebriante, quello dei Midlake, caratterizzato da arrangiamenti spesso coraggiosi e coronato da una meravigliosa “Roscoe” che manda in visibilio il pubblico (a dire il vero non numeroso come una serata con una doppietta del genere poteva far prevedere), così come una “Van Occupanther” che denota come l’album da cui è tratta sia ormai diventato un piccolo classico da custodire gelosamente, cosa che a quanto pare sorprende un po’ la band stessa che forse non si aspettava tanto calore.

Chi ha voluto stoicamente sfidare gli insetti più fastidiosi del pianeta, quindi, è stato ripagato con un concerto dall’atmosfera prevalentemente seventies e a tratti magica, scandita da una batteria e un basso dirompenti, guidata dalla vocalità misurata di Tim Smith che si fonde con tutto il resto, Smith che lascia gli assoli di chitarra a un compagno di palco che se la cava ottimamente, anche se a volte dà l’idea di volere un po’ strafare.


Soddisfazione aleggia nell’aria dopo la conclusiva “Branches”, il pubblico si dilegua piano piano: le zanzare non vanno a dormire, io si, e magari stanotte mi ritroverò a sognare la terra di mezzo, con le sue foreste e i suoi ruscelli, e i Midlake di sottofondo.


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