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Intervista agli Amycanbe.

Postato da Ale Noir il 1 luglio 2010 1 Commento

Gli “Amycanbe” sono un gruppo italiano formatosi a partire dal 2002 sulla costa romagnola. Potevamo fare una semplice recenzione, descrivere un po’ il genere che suonano, segnalare le cose più importanti e sfiziose da vedere e ascoltare. Ma visto che il sottoscritto non ha nessuna voglia di mettersi a scrivere (o di fare altro) abbiamo deciso (me stesso e il mio cervello) di lavarcene le mani e di affidarci alla pazienza di Matteo Mercuriali, fondatore della band, per farci spiegare qualcosa e approfondire qualche argomento, buona lettura. (se volete info sugli “Amycanbe” potete visitare il loro sito http://www.amycanbe.it)

- Come vi descrivereste ad un pubblico che è in procinto di ascoltarvi?
Non vorrei peccare di mancanza di modestia, ma potremmo definirci come il miglior surrogato italo-pop d’autore. Abbiamo provato folk, ma poi alla fine folk non era. Allora abbiamo pensato di definirci indie, ma la parola personalmente mi fa venire i brividi ed è ormai totalmente priva di senso.

- Raccontate un po’ i vostri esordi in Italia.

Riassumendo molto. Ci siamo formati in un garage, sotto casa mia. Inizialmente in 2, senza  voce, poi in trio. Appena raggiunta la cifra sindacale di 4 abbiamo iniziato a suonare in giro; poi proprio per migliorare il live e rendere al meglio gli arrangiamenti dei dischi, abbiamo aggiunto un quinto elemento polistrumentista. E questa è la formazione attuale. Sia in studio che nei live.

- Quali fattori vi hanno portato a lavorare stabilmente in Inghilterra?

Anzitutto maggior apertura mentale, poi “facilità” nel trovare date. Infatti per una band nella nostra situazione, paradossalmente, è molto più facile organizzare una mini-tournee di 10 giorni in U.K. piuttosto che in Italia.
Un’ultima cosa…non meno importante..la quantità di birre disponibili..

- Quali differenze avete trovato sia come opportunità per farsi conoscere sia come aiuto per poter sviluppare i vostri progetti?

Come dicevo prima abbiamo trovato un ambiente molto più dinamico e disponibile in Inghilterra. Pare che in Italia sia tutto molto più ingessato e fermo, anche perchè, diciamocelo, in U.K. la gente che ascolta musica (anche al Pub sotto casa) è molta di più. Temo sia proprio una questione culturale a marcare la differenza fra questi due scenari, anche se in fin dei conti non mi ritengo un esperto in materia.


- Che tempi stanno vivendo la musica ed il mercato italiano?

Posso essere diretto? La vedo molto grigia. Basti sapere che, nei momenti bui, la mia “battuta” che uso più spesso è :”La prossima volta faccio il calciatore..altro chè!!!!”
In ogni modo io credo che, come dicevo prima, a livello culturale, personale, politico/sociale qualcosa debba cambiare per forza; nel senso che, a costo di sembrare pessimista, mi sembra che qui non ci sia trippa per gatti. E noi, nel nostro piccolo, l’abbiamo vissuto direttamente sulla nostra pelle.  I cachet sempre più ridotti all’osso e una minor richiesta di date lungo la penisola (lamentela  che ho sentito in giro anche da altri “colleghi”) sono ormai una costante ogni qualvolta siamo in Italia.

- Quali soluzioni pensi siano prospettabili per migliorare la condizione del mercato discografico italiano?

So che ci sono scenziati che se le stan studiando tutte. Io temo che ci sia poco da fare per il momento, se pensiamo che  addirittura oltremanica, dove la musica è vista come un fabbisogno, non si vendono dischi. Che poi, a dircela tutta, non è neanche questo il problema.  Piuttosto bisognerebbe porre l’accento sulla mancanza di strutture adeguate a chi fa musica dal basso e sulla quasi impossibilità di arrivare a potenziali interessati.
Veramente non saprei come fare a rimettere in circolo la ruota. Che possa essere un’idea allegare un gratta e vinci a ogni cd o dvd?

- E ora l’angolo della domanda banale. Cosa ascolti? (Più musica straniera o italiana)

Io ho, come nella vita di tutti i giorni, il difetto di innamorarmi e disinnamorarmi di troppe cose. Vado a periodi, nei quali comprerei discografie intere di un signolo artista, per poi passare ad altro ad altro e poi altro ancora.
Certo, ci sono gruppi che non tramontano mai per me: Stereolab (per i quali soffro di una sorta di feticismo incurabile), Radiohead, Battisti…
In questo particolare periodo però sto rispolverando una “vecchia” passione per le colonne sonore italiane (Ennio Morrinone e Alessandro Alessandroni su tutti). Per rispondere alla tua domanda, ascolto molta musica straniera ma dovrei sicuramente ascolare e studiare molta più musica italiana, lo ammetto. Come ammetto che di musica italiana moderna mi piace ben poco.(apprezzo molto 24 Grana, Perturbazione, Verdena e Casino Royale)

- Prossimi progetti in cantiere?

Vorremmo tanto riprendere a suonare regolarmente in giro per l’Italia (faremo un po’ di warm up durante l’estate) e sicuramente pubblicare le ultime nostre 2 fatiche: il secondo album (ormai pronto) e un EP dedicato e ispirato a una “fiaba” di Gertrude Stein, “The world is Round”.
Dita incrociate!!

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