Tuxedomoon live, Roma 8 agosto 1984

29 giugno 2010

Segnalo questo mio articolo, primo di una serie, apparso su Next-Station.org.

Un estratto:
Caldo. Agosto a Roma significa, notoriamente, boccheggiare dall’afa, e non era certo diverso per il 1984. L’8 agosto, in piena sera, inquadrato nell’ottica di Massenzio (la rassegna più che altro cinematografica che già da un po’ di anni animava la Capitale), si esibirono nell’arena del Circo Massimo i Tuxedomoon, in un ammasso collassato di stand commerciali che creavano confusione e labirinti mobili dentro cui prendevano posto banchi con merce di ogni tipo. Si stava sopra all’arena, comodamente seduti sulle staccionate, e ci gustavamo non solo le note ma soprattutto le immagini che la bizzarra band proponeva a un pubblico assai, a dire la verità, disorientato dalla performance. Erano già lontani, per loro, gli anni della folle sperimentazione – di pura matrice USA – ispirata dai Residents, in cui i concetti del postmoderno venivano stravolti come in un libro di Pynchon, ed era già lontano Blaine Reininger, il violinista (che poi sarebbe tornato dopo qualche lustro) cofondatore del gruppo insieme a Stephen Brown. La band fu fondata nel ’77 e l’ambito dell’elettronica ma anche del teatro, una formidabile commistione in grado di dare spessore al discorso sperimentale che stava a cuore ai due cofondatori, finì per essere presto il marchio di fabbrica di quel particolare ensemble: i suoni caldi e analogici del sax di Brown e del violino di Reininger si mescolavano con l’elettronica, allora davvero agli albori ma già in grado di esprimersi su livelli di programmazione di drum machine, sonorità secche e digitali apparentemente distaccate, in grado di legarsi perfettamente con l’umanità degli strumenti a fiato e a corda…