Intervista a Elia Billoni che è quello che interpreta Dino Fumaretto.
Noi pensiamo che lui sarà la nuova cosa figa nell’indie italiano, anche se detta così sinceramente non vuol dire nulla. Ma è uscito questo cd che si chiama “la vita è breve e spesso rimane sotto” ed è opera di… mh, ummadonna, vediamo di esser chiari:
Lo spettacolo di Elia Billoni è una performance musicale/teatrale (pianoforte e voce) che prende spunto dagli scritti di Dino Fumaretto.
Dino Fumaretto scrive canzoni, Elia Billoni le canta. Dino Fumaretto ha nominato Elia Billoni suo unico e fedele interprete. Elia Billoni è pertanto il portavoce riconosciuto del pensiero fumarettiano. Con Fumaretto si racconta la solitudine, la perdita, l’assurdità e il cinismo della vita attuale. Si ride molto, ma con ansia. Nel 2005 Dino Fumaretto nomina Elia Billoni suo Unico e Fedele Interprete.
Elia Billoni ha il compito di divulgare Fumaretto dove e come può (non è affatto facile), raccontando la sua filosofia e cantando le sue liriche.
Oggi, insomma, esiste solo uno spettacolo fumarettiano: quello di Elia Billoni.
Noialtri, confusi dalla dicotomia, abbiamo tentato di fare delle simpatiche domande via mail e abbiamo ricevuto altrettante risposte.
Fran: Giuro alla mia mamma (che sicuramente poi ci legge) che non prendo cose strane ma le domande che ti faccio sono tutte frutto della deprivazione del sonno: in pratica questa cosa che tu Billoni interpreti Fumaretto mi ha fatto venire in mente quando Sordi nel Marchese del Grillo fa sia Onofrio Del Grillo che Gasperino il carbonaio. Tipo che quando te reciticantando qualcosa del Fumaretto mi sei il carbonaio che ciancica orapronobis nella casa del Marchese.
Puoi naturalmente smontarmi e dire che il vostro rapporto è diverso…
Elia: E’ un esempio sbagliato e fuorviante. Io non sono il sosia di Fumaretto, non ci somigliamo nemmeno. E non siamo gli estremi che si toccano, il principe e il povero, il marchese e il contadino, la pupa e il secchione. Siamo pieni di sfumature. Pieni!
Fran -Ho letto da qualche parte che se si vuol dare un dolore ai genitori basta che ti metti a fare l’artista.
Elia: Mio padre è un artista. Il dolore glielo avrei dato se fossi diventato ragioniere. Con tutto il rispetto.
Fran -Ma te in pratica suoni da solo, con il tuo piano. E’ una scelta intimistica per rafforzare le liriche e creare suggestioni o non ti vuole nessuno o non vuoi dividere con altri già i danari che dovete dividervi in due?
Elia: Si fa di necessità virtù: nel mio caso ha molto senso che io sia da solo visto che canto la solitudine.
Ma ora sto chiudendo una fase, la fase “primitiva”: in futuro voglio altri musicisti, quindi non è questione di denaro.
Fran -Dino Fumaretto mi è anche blogger. Anche io sono blogger e quindi mi pregio di essere collega. Anche se essere blogger non vuole dire nulla. Però scrive: “Non sopporto i giovani, specialmente quelli che
abitano dove abito io. Non sopporto nemmeno i miei coetanei: sono vecchi.”. Quindi?
Elia: Fumaretto è un blogger atipico che ha parodiato i blog personali quando ancora erano di gran moda e facebook non esisteva. Attraverso il suo blog lui prendeva in giro l’autoreferenzialità della rete schematizzando meccanicamente i sentimenti: di volta in volta fondava un Periodo Depressivo, poi un Periodo Regressivo, e via dicendo. La frase che tu citi non ha senso se la estrapoli dal contesto: nel blog di Fumaretto esisteva sempre un contesto. Adesso il blog è chiuso da un po’ di tempo.
Fran -”La vita è breve e spesso rimane sotto” è un album che sembra confezionato in casa come fece Morgan con “Canzoni dall’appartamento”. Ma con liriche che a volte sembrano uno sfogo e a volte un esercizio
di stile. Tu ora invece ci dici come è nato e cresciuto senza farci stagnare nelle illazioni.
Elia: L’esercizio di stile io non ce lo vedo. Io vedo sicuramente molta amarezza, ma è sempre dietro l’angolo la vis comica. Poi certo, il disco dura 40 minuti ma è come se ne durasse 80. Mi rendo conto che alla lunga annoia. Ma il disco parla proprio di noia. Noia e incubi. Dino ed io volevamo fare esplicitamente un disco di genere “esistenzialismo comico”. Ne è uscito un disco forse meno comico di quello che volevamo. Ma la vita non è solo quello che vorremmo che fosse, la vita è anche quello che è. E cioè una gran rottura.
Fran- Tu lo sai che dopo che un mio amico emigrato in Germania ha sentito Fuck the World quando l’ho passata in radio mi ti si è fulminato sulla via del Fumaretto? Quali sono le canzoni dell’ultimo cd che dovrei far ascoltare ad altri per fare subito proseliti?
Elia: Non ne ho la più pallida idea. A me personalmente piacciono molto Soffio di vento, Nuvole e meraviglie e Venite assassini, anche se è misogina.
Fran -Ora ti riciclo un’altra domanda che ho fatto a Robin Proper Shephard, ma facciamo finta che la faccia a te per la prima volta e tu me la rigiri a Fumaretto. Poi se vuoi puoi fartela anche per te eh, non m’offendo. Devi dirgli che noialtri mi sa che siamo dei depressi scazzati che guardano in modo cinico e disilluso la vita. Cosa diciamo a chi ci dice che viviamo male vivendo da cinici depressi scazzati?
Elia: Fumaretto non ti può rispondere perché non risponde nemmeno a me: è scomparso da tempo. Ma questa domanda mi riporta agli inizi della nostra collaborazione. Eravamo arrabbiati con la vita ma eravamo arrabbiati anche con i depressi adolescenziali, con lo stereotipo del disagio, insomma. Non abbiamo mai voluto vivere da cinici depressi scazzati, a noi ci interessavano la morte e la risata.
Fran -Quali sono i gruppi o i cantanti che ti hanno ispirato e quelli che ascolti più volentieri?
Elia: Kraftwerk, Talking Heads, Jannacci, Einsturzende Neubauten mi hanno ispirato. Adesso ascolto volentieri Panda Bear e Adam Green. E Iosonouncane.
Fran -Tu e Dente su facebook vi lanciate dichiarazioni d’amore. Non è una cosa solamente estiva o siete i novelli Clooney e Canalis?
Elia: Dente ha posato per Prada e io ho posato per Ruper Pasta, un mio amico stilista e musicista. Sono normali scambi di stima tra intenditori.
Fran -Una domanda che pare un po’ scema ma non lo è. Te sei di Mantova. Secondo me di solito il posto proprio a livello terreno e non di persone o tradizioni influisce tanto in come siamo. Quanto c’è quindi di nebbia e laghi, in te?
Elia: La prima poesia che Fumaretto ha scritto si chiamava “Nebbia”. Ma faceva schifo. Ci sentiamo un po’ nebbiosi, ma nient’altro. Io personalmente sono abbastanza indifferente ai luoghi.
Fran-Diciamolo chiaramente: sulla rete siete tanti a proporre la Musica. Ora, ad esempio gli Scissor Sisters hanno messo un annuncio sul sito di escort per aumentare l’hype sul nuovo disco. Io non ho mai visto le terga di vossìa, ma non so, diciamo con disfattismo che Jake Shears ha investito più sui glutei di te… quindi, come puoi sorprenderci sulla internet per farti notare, se vuoi farti notare?
Elia: Per ora vesto Pasta e faccio morire d’invidia molti. Non ho bisogno di mostrarmi nudo.
Fran: Finiamo sempre con la domanda molto missitalia: Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Sogni da realizzare? Vuoi salutare quelli che ti conoscono?
Elia: Per il futuro spero che Fumaretto non ritorni più, così io potrò non solo depositare tutto il suo repertorio (quasi un centinaio di canzoni) senza che lui dica nulla, poichè non si è mai iscritto alla siae, ma registrerò anche un nome d’arte con cui depositare i pezzi. Indovina quale? Dino Fumaretto, esatto. Io sarò Dino Fumaretto. Non aggiungo altro.















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