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Pendulum: Immersion

Postato da Raibaz il 4 giugno 2010 3 Commenti

No. Title Length
1. “Genesis” 1:09
2. “Salt in the Wounds” 6:38
3. “Watercolour” 5:03
4. “Set Me on Fire” 5:02
5. “Crush” 4:13
6. “Under the Waves” 4:55
7. “Immunize” (feat. Liam Howlett) 4:36
8. “The Island – Pt. I (Dawn)” 5:20
9. “The Island – Pt. II (Dusk)” 4:09
10. “Comprachicos” 2:48
11. “The Vulture” 4:03
12. “Witchcraft” 4:12
13. “Self vs Self” (feat. In Flames) 4:45
14. “The Fountain” (feat. Steven Wilson) 5:00
15. “Encoder” 5:21

(di Raibaz)

Per certi versi, la d’n'b è un po’ il metal della musica elettronica: ha la sua nicchia di appassionati hardcore e “true”, ha il filone intellettualista e segaiolomentale (rispettivamente la roba tipo i Tool o i Dream Theater e tutta quella roba idm-eggiante da Dillinja in là), ma soprattutto ha quel mood di superiorità rispetto al resto che in fondo la caratterizza: se il metallaro ha l’assolo da 50 minuti in sette ottavi suonato coi denti della nonna al posto del plettro, il dienbista (non credo esista un altro termine per definirlo) ha nel cuore la ferma convinzione che la cassa in quattro sia merdaccia commerciale e ha come unico verbo l’amen break e tutte le sue possibili derivazioni.

La cosa bislacca è che quando i Pendulum si sono accorti di questa somiglianza e hanno stampato un album, il precedente “In silico” con un sacco di riferimenti al mondo delle chitarre, a partire dal titolo evidente rivisitazione in epoca digggitale di “In utero”, hanno preso una selva allucinante di insulti dai dienbisti più true che “che cazzo è sta merda, non è dnb, bleah” e, paradossalmente, hanno avuto un successo commerciale esaggerato che li ha portati, tra le altre cose, a mettere a segno remix di altissimo pregio tipo quello, famosissimo, di “Voodoo people” dei Prodigy.

A questo punto però, al momento di stampare l’album successivo, i ggiovani australiani sono davanti a un bivio: cercare di recuperare i fan più “true” risvoltando verso la d’n'b più pura o cavalcare il successo ottenuto in precedenza snaturando ulteriormente la propria anima e mischiandola ancora di più con della roba “altra”?

Come era prevedibile, la risposta è un ambiziosissimo “entrambe le cose”, ma era meno prevedibile che il risultato fosse così sconvolgentemente figo.


“Immersion”, infatti, oltre a essere un albumdellamadonna è anche un esempio di eclettismo come se ne vedon pochi, visto che non è da tutti infilare nello stesso album una traccia con gli In flames di vero “true metal” col doppio pedale, la chitarra inferocita e tutte quelle cose lì che fanno felici quelli vestiti di nero coi mutandoni di peluche, l’ascia bipenne e la barba lunga da eroe medievale assieme a un paio di momenti di hittoni commerciali eurodance vecchia scuola col cantatone da mani al cielo (“The island pt. 1″), una traccia assieme a Liam Howlett, evidentemente soddisftto del lavoro fatto in precedenza con “Voodoo people”, che manco a dirlo spettina persino me che sono pelato, della fidget house (“The island pt. 2″) e, ovviamente tanta tanta d’n'b di altissimo livello, anche questa molto variegata e in grado di spaziare dall’epico di “Under the waves” alle catenate senza compromessi di “Salt in the wounds” e “Comprachicos”; per la serie “non ci facciamo mancare niente”, a chiudere il cerchio c’è anche qualche momento di techno, dritta e semplice ma incastrata a dovere in mezzo alle metriche sbilenche.

Morale, dentro “Immersion” c’è veramente un sacco di roba ed è tutta di ottima fattura, per cui se non vi piace o siete degli ottusi dienbisti “true” che se una traccia non ha l’amen break allora è fuffa, o vi piacciono gli Aventura, e in tal caso non c’è nulla che possa salvarvi.
In tutti gli altri casi, l’acquisto è fortemente consigliato, sia perchè è un album che schiude nuovi orizzonti su scene musicali che uno magari ignora (per dire, io la fidget house la schifo dal profondo del cuore ma i Pendulum riescono a farmela piacere quasi al punto di documentarmici su un po’ meglio), ma anche, soprattutto, perchè è un albumdellamadonna che fomenta come non succedeva da anni.
Per me si piazza in alto nei meglio album dell’anno, lo dico già da ora.

3 Commenti »

  • Bambinello said:

    Beh, ti dirò, mi sta proprio prendendo questo disco! Io adoro i ritmi spezzati e la jungle, e scoprire che questi qui hanno il batterista che fa tutto dal vivo (possibile? Che non usino drum machine del tutto non ci credo) mi manda al manicomio! E’ veramente un disco bello, ed è (almeno per me) qualcosa di nuovo nel panorama elettronico. Bella rece.

  • Gasko said:

    Disco bellissimo, ha superato ogni aspettativa… 15 euro BEN SPESI (“immunize” è di una cattiveria inaudita, “self vs self” mi ha letteralmente spiazzato). Purtroppo in italia i Pendulum non se li caga nessuno, infatti nel loro tour estivo non sono neanche previste date nel nostro paese. Io me li andrò a vedere al Sonisphere in Inghilterra (insieme a tanta altra roba) e sarà la 3a volta che li vedrò. Sono molto bravi ed i loro live sono sempre esaltanti, a metà fra un concerto rock e una serata al fabric di londra :D

  • Daniele said:

    Per me Witchcraft è un pezzo che può entrare benissimo in top ten italiana…

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