RadioNation intervista Ghemon e segnala il suo EP in download gratuito
Ghemon torna a regalare musica online. Da pochi giorni sul blog Blue-Nox è disponibile in download gratuito il suo nuovo E.P. “EmBRIONale”, pubblicato con lo pseudonimo di Gilmar. In occasione di quest’uscita straordinaria (sotto diversi punti di vista), la redazione di RadioNation ha incontato l’artista per una chiacchierata schietta, fatta di domante dirette e risposte senza remore.
Da dove è venuta l’ispirazione per questo E.P. dedicato a Jon Brion?
Tempo fa avevo ascoltato un pezzo di Jay Electronica che riprendeva le musiche di “Eternal Sunshine of the spotless mind” e ho pensato “wow, ma sono le musiche di uno dei miei film preferiti, avrei potuto fare la stessa cosa!”. Poi conoscendo già bene quella colonna sonora, ho spaziato un pò per conoscere meglio Jon Brion. Dopo avere visto successivamente il film “Synecdoche/New York”, di cui lui è autore della colonna sonora, mi sono convinto a creare qualcosa che fondesse il mio gusto e la sua musica. Senza snaturare quello che ha fatto lui, ma solo manipolandolo, senza “additivi” (che nel rap equivale a dire mille sovrastrutture musicali che servono a “rilavorare” il sample). Ho lasciato che l’idea, che all’inizio mi aveva entusiasmato, riposasse, e l’ho tirata fuori dal cassetto in un momento di necessità. Due settimane, e puf, finito.
Perché hai scelto un nuovo nickname per il nuovo lavoro? Come nasce lo stage name Gilmar?
Gilmar è un “autosoprannome”. Gli autosoprannomi erano tre (Gill, Gilmar, Gilmario) che io distinguevo sempre come personaggi diversi, che vivono una vita indipendente. Poi anche i miei amici hanno assorbito la cosa. Di lì mi è venuto spontaneo usare lo pseudonimo, ma anche quello, conta poco. Ghemon è ormai il nome con cui mi chiamano tutti, avevo bisogno di dare voce agli altri.
Che fine farà il nome Ghemon? Perché negli anni questo nick ha perso la seconda parte, ossia “Scienz”?
Ghemon può restare dov’è finquando lo ritengo utile. Scienz è caduto perchè non sapeva pronunciarlo nessuno e perchè ha perso senso col tempo. Onestamente a “Ghemon” non ho dato una scadenza e non so se a 50 anni reggerei a farmi chiamare così. Forse Gilmar allora sarà più facile da usare, o verranno soppiantati entrambi da un nome da cantautore, tipo Maurizio Introversi o un nome collettivo tipo Occhiali A Forma Di Tartaruga. Mi suona bene: “Ecco il nuovo singolo degli Occhiali A Forma Di Tartaruga…si chiama Formaldeide!”
C’è un intento ideologico nel diffondere diversi E.P. gratuiti sul web tra la pubblicazione di un album ufficiale e l’altro? C’è la logica molto precisa dell’ “i don’t give a fuck” (non me ne fotte un c*zzo). E’ una evoluzione del D.I.Y. (do it yourself). Io produco quando ne sento la necessità, e il quando in questo caso è spesso. Il ritmo di lavoro di un artista, oggi, deve essere elevato. I Beatles hanno creato una valanga di materiale, perciò ho molto da fare. Poi so cosa dare in pasto al pubblico, e cosa conservare per lavori più “ufficiali”, magari il segreto è quello. Le distrazioni sono troppe, la gente non si deve dimenticare di me dopo sei mesi.
Chi c’è dietro il progetto Blue-Nox? Quale il suo intento? Oltre al blog ci sono diverse iniziative parallele?
Blue Nox è una crew di amici, che ha deciso di darsi un nome comune, e creare un blog, che potesse essere un luogo di aggregazione per persone con gusti musicali comuni. Non è solo il posto dove venire a vedere il nuovo video di Kiave o la grafica di Mecna. E’ il posto in cui gli artisti cercano di interagire con gli utenti, consigliandoli anche su qualche ascolto, e confrontandosi con loro. Se noi proponiamo i nostri gusti, chi ci apprezza, può capirci meglio seguendo la musica, l’arte, i film, che consigliamo, entrare “dentro” la nostra filosofia. E’ fatto per dire che non esiste solo una parte, o una versione di musica e rap, ci sono tante sfumature.
La web radio pirata è un semplice divertimento, un passatempo, o vi siete posti degli obiettivi precisi?
Era un divertimento, poi ho deciso di portarla a un livello più definito, e Squarta dei CorVeleno, che è la persona con cui mi sono interfacciato a Supreme Radio, mi ha lasciato libertà totale. Siccome il programma era già impostato sull’alternanza di musica “sofisticata” e battute da bar di terz’ordine, pubblicità fasulle e ospiti pazzi, ho solo continuato su quella strada. Chissà che un radio FM non si decida a darci spazio. Certamente non mi tirerei indietro!
Spesso i tuoi brani sembrano autobiografici. Si narra di un ragazzo molto giovane che lascia Avellino per cercare il Grande sogno nella capitale. Quanto pesa il fascino di Roma sull’ideazione dei tuoi brani?
Ogni brano ha la sua, alcuni sono totalmente miei, altre volte contengono solo piccoli elementi privati. Roma ti regala una valanga di input con le sue storie molteplici e con la storia che trasuda da ogni metro di asfalto. Importante è sapere raccogliere i suggerimenti. Credo che le grandi città, per quanto siano stressanti, possano però permetterti di attingere a una fonte di episodi pressochè inesauribile.
Quanto è dura per un ventenne vivere di sola musica in Italia? In altre parole: ci riesci a campare, a sostentarti, facendo il rapper?
È dura perchè il momento è storicamente duro per tutto il mercato del lavoro e per la musica in generale. Siamo in un momento mai avvenuto prima nella storia: le persone non acquistano più i supporti e l’industria musicale in parte crolla su se stessa e in parte cerca vie alternative. Quindi sto vivendo il disastro e il post disastro. Se fossi uscito dieci anni fa avrei almeno visto qualche assegno e soldo in più. Questo mi crea disagi, come lo crea un contratto di somministrazione a un poveretto che deve pagarsi una singola 500 euro… ma mica mi frena!
Com’è avvenuto l’incontro con il tuo produttore Macro Marco? Quali i rapporti con gli altri membri della stessa etichetta?
Ho conosciuto Macro nel lontano 1999, a una serata a Salerno, quando ancora era uno degli astri nascenti del rap italiano. Poi ci siamo ritrovati a Roma e abbiamo iniziato a fare comitiva. Questo vale anche per Kiave. Con Turi invece ci siamo conosciuti nel 2001 e c’è sempre stata una grande stima e un rapporto basato sulla simpatia, con lui non potrebbe essere altrimenti. Poi chi manca? Gioman e Killacat, sono due bestie da palcoscenico, sono diventato loro fan frequentando le dancehall reggae negli ultimi dieci anni, poi Macro Marco ci ha introdotto personalmente.
Ho visto che voi artisti della Macro Beats vendete cd e gadget con i banchetti durante i live. È un’attività abbastanza redditizia? È una scelta precisa o più un ripiego dovuto alla mancanza di un canale alternativo di distribuzione?
È una delle attività che una piccola etichetta deve fare. In questo momento gli artisti indipendenti non possono prescindere dal merchandising ai concerti, perchè nei negozi a comprare i dischi non va quasi nessuno. Anzi, chi gradisce il live, dimostra il suo supporto acquistando un oggetto che diventa molto più di valore perchè numericamente “limitato”.
Alcuni giustamente ti hanno paragonato ad un cantautore. Nel brano “PTS” dici “Voglio, devo cantare, a volte mi sta stretto rappare”. Vuol dire che in futuro dobbiamo aspettarci un Ghemon in versione cantante? Abbandonerai il genere rap?
Non abbandonerò, ma gia dal vecchio disco ho iniziato a cantarmi i ritornelli, e sento la necessità di esprimermi in più maniere. Importante è la sostanza e non la forma. I paragoni lasciano il tempo che trovano, perchè alla fine io a essere paragonato ad altri, ma a non sfondare come hanno fatto loro, non ci guadagno. Rischio di essere ogni anno “il nuovo (metti tu il nome)” e di non spiccare il volo io.
Quanto tempo dovranno attendere i tuoi fan per poter ascoltare il prossimo album? Ci puoi anticipare qualcosa? Produttori, featuring, etichetta, temi, ecc.
Spero poco, perchè dopo un anno di inattività (si fa per dire) ho voglia di comunicare cose nuove. Non posso anticipare quasi niente, posso dire che lavorerò ancora Fid Mella, Brenk e Mainloop, come produttori “fissi”. Poi ho già accordi per il futuro con 20syl degli Hocus Pocus, e verrà fuori qualcosa con Shablo, con Meg (ex 99 Posse), e tutti i membri delle mie due crew Unlimited Struggle/Blue Nox. Una menzione speciale va ad Al Castellana con cui, se mi sarà possibile, vorrei lavorare su più fronti nel futuro prossimo.
Se devo chiudere la lista della spesa, ovviamente, l’artista dei sogni con cui lavorare è Deda. Anzi, se volete che la cosa accada, ogni volta che lo incontrate, martellatelo.









Grande Ghemon, per aver usato l’altro soprannome, per aver ammesso la fonte di ispirazione e per esserci sempre con la musica.
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[...] completa (12 domande), realizzata per RadioNation e pubblicata sull’omonimo blog, la trovate qui. Il magnifico album, che da qualche giono non riesco a smettere di ascoltare, lo trovate invece in [...]
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